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SPECIALE ARCHEOLOGIA **

A ROSARNO FINANZIATI I LAVORI PER IL RECUPERO DEL PARCO ARCHEOLOGICO MEDMA


Sarà il più consistente intervento finanziario, tra quelli fino ad oggi attuati, destinato alla valorizzazione e fruizione del Parco archeologico di Medma. Lavori per un importo di 1.354.429 euro sono stati banditi dall'Amministrazione provinciale di Reggio Calabria, in esecuzione di un progetto redatto dall'archeologa Maria Teresa Iannelli (direttrice dell'area di Medma per conto della Soprintendenza ai Beni archeologici), dall'ing. Alessandro Taverriti (dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria), dall'arch. Giovanni Crupi (Dirigente Provincia) e dall'arch. Giovanni Mastruzzo (Responsabile V Ripartizione del Comune di Rosarno).
I lavori che, una volta appaltati, dovranno essere ultimati entro un anno dalla data del verbale di consegna, prevedono in particolare: scavi archeologici all'interno del perimetro del Parco, nei luoghi resi famosi dalle indagini di Paolo Orsi, Salvatore Settis, Maria Teresa Iannelli e Maurizio Paoletti (755.312 euro); restauro e manutenzione degli immobili che dovranno ospitare la Scuola Superiore di archeologia, diretta dal prof. Felice Costabile, ed il Museo di Medma (278.990 euro); verde ed arredo urbano (181.248 euro); impianto di illuminazione (138.877).

Secondo quanto previsto dalla Stazione unica appaltante provinciale, diretta dalla dott. Mariagrazia Blefari, il termine per la presentazione delle offerte scadrà alle ore 12 del 10 gennaio 2012. I fondi impiegati per il Parco di Medma sono stati assegnati alla Provincia ai tempi della Presidenza Fuda, su interessamento dell'allora sindaco Saccomanno, dal Ministero del Tesoro, nel contesto della legge finanziaria 2004.
In origine la somma stanziata ammontava a 3 milioni di euro, successivamente dimezzata dalla Giunta Morabito a beneficio di altre aree archeologiche della Locride.
Se il progetto, dopo circa 7 anni di attesa, è stato ripreso ed incanalato sul giusto binario lo si deve all'interessamento del consigliere provinciale Giovanni Arruzzolo, che sin dal suo insediamento, con l'ausilio del presidente Raffa e dell'assessore alla cultura, Lamberti Castronuovo, si è attivato per far mettere in moto i meccanismi burocratici necessari perché la somma stanziata trovasse impegno nel più breve tempo possibile.
"Grazie a questo intervento, nell'area di Medma - ha commentato il consigliere Arruzzolo, che, all'interno del Parco, svolge le mansioni di Direttore amministrativo del Ministero dei Beni Culturali - sarà possibile realizzare una grande campagna archeologica, che richiamerà su Rosarno l'attenzione degli studiosi di tutto il mondo. Un evento eccezionale che va ascritto a merito di tutti coloro i quali, dal 2004 ad oggi, si sono prodigati per renderla possibile. Anche per quanto riguarda l'apertura del Museo di Medma faccio presente che siamo sulla dirittura d'arrivo, essendo in corso di espletamento la procedura per l'acquisto degli espositori".

GIUSEPPE LACQUANITI




ROSARNO

NUOVA SCOPERTA ARCHEOLOGICA: E' LA CASA DELLA "MADONNA NERA"?



Si fa sempre più interessante l'indagine archeologica che la Soprintendenza della Calabria sta effettuando all'interno dell'ex albergo Polimeni (ora proprietà Gioffrè), sito sul Corso Garibaldi, a poche decine di metri dalla Chiesa Matrice.
Dopo il rinvenimento di 20 scheletri umani sepolti sotto il pavimento del vano adiacente all'ingresso (di cui abbiamo dato notizia su "Gazzetta del Sud" del 19 febbraio scorso), sono emersi i resti di un'abside, appartenente ad un edificio sacro, databile presumibilmente tra XV e XVI secolo.


La scoperta confermerebbe l'ipotesi che l'area sacra che sta venendo alla luce sarebbe riferibile alla presenza della Chiesa di Santa Maria di Patmos che potrebbe essere stata edificata in quel luogo circa 6 secoli orsono. Non nasconde la sua soddisfazione per l'esito della ricerca la dott.ssa Maria Teresa Iannelli, direttrice dell'area di Medma per la Soprintendenza ai Beni archeologici, che si avvale per l'indagine sul campo del contributo dell'archeologa Cristiana Laserra e della consulenza del prof. Francesco Cuteri dell'Università Mediterranea, esperto di archeologia medievale. Una soddisfazione legata soprattutto al fatto che stanno emergendo i segni della Rosarno medievale, di cui si conosce poco, a differenza di quella medmea di epoca magno greca e romana, della quale si è riusciti nell'ultimo secolo a disegnare le coordinate urbanistiche più importanti. "Si tratta di un'abside molto bella ed abbastanza grande - ci dice l'archeologa reggina - che costituisce una traccia molto significativa della Rosarno monumentale che negli ultimi anni sta affiorando nel centro storico".
L'altra circostanza di indubbio valore socio-culturale è data dalla decisione assunta dalla responsabile della Soprintendenza di sospendere

L'abside scoperta all'interno dell'ex albergo Polimeni

i lavori di bonifica dell'immobile privato, al fine di procedere alla sistemazione dello scavo per renderlo fruibile al pubblico. Una risoluzione, questa, meritevole del massimo encomio, poiché mirata a rendere ancor più consapevole la cittadinanza del grande patrimonio archeologico di cui la città dispone.
Prima di questi scavi, l'esistenza della Chiesa di Santa Maria di Patmos era certificata dai documenti della Curia di Mileto, da cui risulta che una Chiesa dedicata alla Madonna Nera era stata consacrata al culto dal Vescovo nel 1586. Per la leggenda invece - secondo quanto tramandatoci da uno scritto del 1790 dell'avv. Francesco Maria Fazzalari Coccia - la costruzione della Chiesa risalirebbe a quasi due secoli prima, all'epoca del ritrovamento, da parte di massaro Nicola Rovito, della statua lignea della Madonna sul lido di Rosarno, all'interno di una cassa sigillata dove era stata posta dai monaci dell'isoletta greca di Patmos, che l'affidarono alle onde perché venisse preservata dal furore delle soldatesche musulmane. Era il 13 agosto 1400. Lo stesso giorno la statua fu collocata su un carro e, scortata dalla folla dei fedeli, venne portata in paese per essere collocata nella Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Ma giunto in uno spiazzo privo di abitazioni, il carro si fermò ed i buoi, nonostante le percosse di massaro Rovito non vollero muoversi. "Compresero allora i nostri buon padri - scrive l'avv. Fazzalari Coccia - ch'era desiderio della Vergine di avere eretta una speciale dimora. Così in poche ore eressero una piccola baracca, ove si espose all'adorazione dei fedeli". Alla luce delle indagini archeologiche attuali, si può presumere che qualche anno dopo, i rosarnesi, devotissimi alla loro Madonna Nera venuta dal mare, abbiano costruito una dimora in muratura, più robusta e resistente. Quella, forse, che gli archeologi stanno facendo pazientemente emergere dalle nebbie della storia.

GIUSEPPE LACQUANITI

ROSARNO


LA TRADIZIONE POPOLARE E I SEGRETI DELLA MADONNA


DOPO IL RINVENIMENTO DELL'ABSIDE I RESTI ARCHEOLOGICI SARANNO APERTI AL PUBBLICO


Sta suscitando particolare interesse in città la notizia del rinvenimento dell'abside - all'interno della casa ex Albergo Polimeni - che potrebbe appartenere alla primitiva Chiesa di Maria di Patmos, la protettrice di Rosarno assieme a San Giovanni Battista. Che possa trattarsi proprio del luogo di culto dove trovò alloggio la statua lignea proveniente nel 1400 dall'isoletta greca di Patmos, ne offre un indizio non trascurabile la leggenda, confortata dalla tradizione orale.
Ce ne dà conferma la signora Francesca Briatico, 85enne, vedova del colonnello Marrari, che ci riferisce in merito i racconti dei suoi avi, secondo i quali l'edificio della Madonna Nera era da ubicare nella proprietà Pellicanò, ossia nella zona ora attraversata dal Corso Garibaldi.


Il luogo dove, ad opera degli archeologi della Soprintendenza, Maria Teresa Iannelli e Cristiana Laserra, sono stati riportati alla luce i resti dell'abside del basso medioevo, dista appena 50 metri dalla fine della salita (ora Sant'Anna), denominata allora "di San Francesco di Paola", dove, secondo la leggenda, si fermarono i buoi che trasportavano l'effigie della Madonna Nera e che non vollero "scasarsi".
Poi rosarnesi dell'epoca non compresero che quello era il luogo prescelto dalla Madonna per dimorarvi, a conclusione di un lunghissimo viaggio per mare, all'interno di una cassa ermetica, dove era stata posta dai Monaci di San Cristodulo, sul finire del XIV secolo, per sottrarla alle devastazioni turchesche.
La statua lignea rinvenuta da massaro Nicola Rovito sulla spiaggia di Rosarno, il 13 agosto del 1400, secondo la ricostruzione fatta dall'arc. Francesco Laganà, (che nel 1950 organizzò grandiosi festeggiamenti per l'incoronazione della Madonna e del Bambino), era di sicura fattura bizantina, poiché riportava incisa l'iscrizione in greco "Santa Maria di Patmos", l'isola greca (posta quasi dirimpetto alla costa turca), dove probabilmente già nel primo secolo dopo Cristo San Giovanni Evangelista l'aveva esposta al culto dei fedeli.
LA MADONNA NERA DI ROSARNO

La decisione assunta dalla Soprintendenza alle Antichità di esporre l'abside alla fruizione pubblica è stata accolta con favore dalla gente, in quanto sarebbe la prima volta che un sito di interesse archeologico viene portato alla luce per essere opportunamente presentato alla visione di un vasto pubblico. Tutti gli scavi finora condotti a Rosarno si sono conclusi con il sotterramento delle risultanze archeologiche, anche quelli effettuati negli ultimi 4 anni sul Corso Garibaldi e in Piazza Duomo, che avevano presentato evidenze di grande interesse per l'innesto di elementi medievali con tracce magnogreche. Ora si registra con piacere la decisione della Soprintendenza di offrire ai rosarnesi, e non solo a loro, l'occasione per ammirare i reperti consegnatici dalla terra. Vuol dire che sono maturi i tempi per impostare il discorso per un progetto globale di fruizione dei beni archeologici, che costituiscono un' immensa ricchezza di cui i cittadini devono prendere consapevolezza.


GIUSEPPE LACQUANITI








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