POLISTENA
RAPPORTO SCIENTIFICO SULLA "SALUTE" DELLE ACQUE
ORGANIZZATO DALL'ITIS "MICHELE MARIA MILANO"
L'Itis "Michele Maria Milano", guidato dal preside prof. Franco Mileto, ha in progetto di realizzare uno screening sulle acque del territorio di riferimento. L'iniziativa, che si avvale del patrocinio della Comunità Montana "Versante Tirrenico Settentrionale" con sede a Cinquefrondi e che si svolge con la preziosa collaborazione del biologo dott. Nuccio Cangemi, ha scopi prettamente didattici ed è volta a promuovere l'educazione ambientale attraverso l'approfondimento delle conoscenze degli studenti, ai quali, verrà data l'opportunità di osservare e praticare il metodo della ricerca scientifica, puntando a sviluppare lo spirito critico, l'interesse per le discipline scientifiche e l'attitudine al metodo sperimentale. Come ulteriore e importante ricaduta dell'iniziativa, si prevedono nuovi stimoli e impulsi per i docenti coinvolti, che potranno individuare strategie didattiche da spendere nell'attività curricolare. La ricerca si articolerà in una serie di steps.
Si inizierà con il prelievo dei campioni in siti individuati dal gruppo di lavoro (docenti di fisica, chimica e biologia, geologo, ingegnere per la difesa del suolo, microbiologo, esperti del territorio aspromontano) nei comuni di Polistena, Cittanova, San Giorgio Morgeto e Cinquefrondi, e compilazione delle relative schede di rilevazione. Si proseguirà con analisi chimiche e microbiologiche svolte utilizzando la strumentazione in dotazione all'Itis cittadino. Sarà quindi la volta della ricerca delle Diatomee, indicatori di purezza delle acque, e loro catalogazione anche fotografica e dell'analisi ambientale della radioattività. Il progetto prevede inoltre la valutazione e sistematizzazione dei dati raccolti, nel corso di un convegno da tenersi presumibilmente entro il mese di maggio 2012. Inoltre è prevista la divulgazione dei risultati della ricerca tramite una pubblicazione elaborata dal dipartimento di Comunicazione e Grafica dell'Istituto. Infine, altra idea innovativa riguarda la presentazione di un cortometraggio sulle varie fasi della ricerca. L'Itis di Polistena, domani, venerdì 10 febbraio, alle ore 16, nei locali della scuola, presenterà il progetto nel corso di una tavola rotonda che sarà moderata dal dott. Nuccio Barillà della segreteria nazionale di "Legambiente".
ATTILIO SERGIO
________________________________________________________________________________________________
PALMI
RESTAURATA VILLA “PIETROSA” DI LEONIDA REPACI PATRIMONIO DEL COMUNE
Sono stati completati i lavori di ristrutturazione della "Pietrosa", la villa appartenuta al grande scrittore palmese (e fondatore del Premio letterario Viareggio) Leonida Repaci. Tra qualche giorno, infatti, l'impresa che ha eseguito i lavori consegnerà al Comune di Palmi l'opera ultimata.
Con la ristrutturazione di villa Pietrosa si è, dunque, conclusa la prima fase di una più complessiva valorizzazione dell'area che per la sue caratteristiche paesaggistiche si può considerare tra le più belle e suggestive della Calabria.
A intervenire sulla restituzione di questa deliziosa quanto emblematica struttura al patrimonio comunale palmese è Enzo Infantino, segretario provinciale dei Comunisti Italiani, il quale esprime particolare soddisfazione per un risultato a cui ha fortemente contribuito, a iniziare dal 1999, denunciando il grave stato d'abbandono in cui versava lo storico edificio. Infantino sottolinea che successivamente, nel 2002, persistendo e aggravandosi lo stato di abbandono «spinto dal mio fraterno amico Arcangelo Badolati, con il quale condivido il forte legame per la nostra terra, e memore delle bellissime parole scritte da Leonida Repaci nel libro "la Pietrosa racconta"» ha rinnovato la denuncia circa «lo stato vergognoso in cui si trovava un bene che, è giusto ricordare, appartiene all'intera comunità».
L'esponente del Pdci, già assessore comunale a Palmi, ricorda come «è stato grazie al contributo e alla sensibilità della dott.ssa Luisa Latella, all'epoca commissario prefettizio cui erano affidate le redini del Comune, che si adottarono i provvedimenti necessari per mettere in sicurezza l'area attraverso il ripristino di un minimo di legalità. In seguito la stampa locale e nazionale nonché la sede Rai calabrese, che fece dalla villa una diretta, contribuirono a sensibilizzare le coscienze. È per via di tutta quest'attività che l'amministrazione comunale di centrosinistra (che nel frattempo aveva vinto le elezioni) guidata dal sindaco Parisi, e della quale nel primo periodo feci parte, decise di utilizzare i fondi derivanti dal Pit (un milione e centomila euro) per la ristrutturazione e l'utilizzo a fini turistici e culturali della villa Pietrosa».
Enzo Infantino ripercorre quindi la storia dell'opera, dal concorso d'idee promosso dall'architetto Saverio Saffioti, allora dirigente tecnico del Comune di Palmi, alla scelta della commissione giudicatrice composta da eminenti personalità del mondo dell'architettura nazionale di assegnare il primo premio all'idea proposta dall'architetto Carmelo Bagalà, capogruppo, con la collaborazione dell'architetto Vincenzo De Francia e dello studioso Silvano Cavatorta.
«Poiché i lavori oggi sono conclusi – chiosa lo scrivente – è del tutto evidente che adesso l'attenzione si deve spostare sul terreno dell'utilizzazione della villa e, soprattutto, sulla necessità di mettere permanentemente in sicurezza tutta l'area circostante. Sarebbe davvero grave dopo aver prodotto uno sforzo così importante ritrovarsi tra qualche tempo a dover denunciare atti di vandalismo. Per questa ragione credo che l'attuale Amministrazione comunale (che ha dimostrato sensibilità in altre occasioni) debba da subito farsi carico di questo problema, tenendo conto che molto probabilmente la Regione finanzierà la sistemazione dell'attuale tracciato stradale che dalla stazione ferroviaria porta a villa Pietrosa. La città di Palmi – conclude Enzo Infantino – non può perdere una significativa occasione di sviluppo che può essere rappresentata dalla fruizione a scopo culturale e turistico della "Pietrosa" che, purtroppo, per anni, a causa dello stato di degrado in cui era stata lasciata ha rappresentato la metafora di una realtà che era rimasta indietro. Oggi, invece, a ristrutturazione avvenuta, villa Pietrosa può essere considerata simbolo di una comunità che non dimentica il proprio passato ma che dal suo passato può trarre nuova linfa per il riscatto del presente e del futuro».
GIUSEPPE MAZZU’
______________________________________________________________________________________________________________
A CENTO ANNI DAL TERREMOTO DEL 1908, PALMI SI RACCONTA
PALMI-IL MUNICIPIO TERREMOTATO
PALAZZI COLPITI DAL TERREMOTO
CHIESA DI SAN ROCCO DISTRUTTA
CADAVERI NELLE STRADE
A CURA DEL COMUNE DI PALMI E DELL'ISTITUTO NAZIONALE DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA
29 NOVEMBRE 2008- ORE 16,30- CASA DELLA CULTURA "L. REPACI"- PALMI
PAROLE, IMMAGINI E DOCUMENTI PER RICORDARE E ACCRESCERE LA CONSAPEVOLEZZA.
Incontro con gli esperti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia: Concetta Nostro, Andrea Tertulliani, N. Alessandro Pino, Pasquale De Gori, e con lo studioso Gianpiero Chirico. Moderatore Enzo Romeo- Responsabile RAI Esteri.
############
LA MANIFESTAZIONE
Un interessante evento culturale si è tenuto nei giorni scorsi nei locali della Casa della Cultura Leonida Repaci. Un evento che si è mosso tra storia, arte visiva e musica in un progetto a 360 gradi sul tema "A cento anni del terremoto del 1908. Palmi si racconta".
La manifestazione è stata organizzata dal Comune, in collaborazione con l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma con un tema che si è snodato sul filo del ricordo del terremoto del 1908, per giungere all'attuale situazione sismologica del territorio, attraverso filmati, musica, mostra di fotografia e scultura, per finire con un concerto a cura dell'Associazione Amici della Musica, che ha concluso la serata. Conduttore d'eccezione, attraverso questo complesso e a volte toccante viaggio della memoria, è stato il giornalista Rai Enzo Romeo, un calabrese che ama la sua terra e che, partendo da Giustino Fortunato e dall'opera di altri scrittori, ha saputo collegare gli aspetti storici del territorio con quelli di un evento che ha segnato, sino a diventarne simbolo, la tormentata storia di Calabria e Sicilia.
In apertura vi è stata l'inaugurazione di un'eccezionale mostra in cui, alla scultura altamente simbolica dell'artista palmese Enzo Ciappina, si è affiancata una ricca serie di immagini, cartoline e documenti raccolti pazientemente da Giuseppe Cricrì, scrittore e collezionista che ha salvato le testimonianze e le immagini dimenticate di una gara di solidarietà che ha percorso l'Italia e non solo, all'inizio del 1900, arricchita da libri e documenti della biblioteca della stessa Casa della Cultura.
È stato il sindaco Ennio Gaudio con la moglie signora Rita a tagliarne il nastro, dinanzi ad un folto pubblico, poi il saluto da parte del primo cittadino che ha ringraziato i partecipanti al complesso lavoro ed ha espresso il senso di un ricordo che la città deve mantenere vivo.
L'assessore alla Cultura Nunzio Lacquaniti ha annunciato che le manifestazioni sul terremoto non si esauriscono ma proseguiranno sino alla fine di dicembre, attraverso iniziative religiose e culturali di divulgazione e formazione per l'opera di prevenzione sui terremoti.
Poi il "racconto", che si è aperto con la proiezione del filmato originale, girato subito dopo il sisma da un gruppo di francesi, accompagnato dalla musica composta per l'occasione dal maestro Giancarlo Mazzù, il quale l'ha eseguita con la sua chitarra, che ha dato un tocco di contenuta malinconia e di solenne umanità alle immagini mute, testimonianti la condizione drammatica di una popolazione che si muoveva in uno scenario di distruzione tra le macerie di una città fino ad allora pulsante di vita.
È seguito l'intervento del gruppo di ricercatori dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, coordinato dalla dottoressa Concetta Nostro, con i contributi di Andrea Tertulliani, N. Alessandro Pino, Pasquale De Gori, che, attraverso ricostruzioni con l'ausilio di mezzi multimediali, hanno descritto non solo l'evento ma la serie storica dei terremoti e quanto è stato recuperato dal lavoro degli scienziati per progredire sul cammino scientifico ai fini della prevenzione, illustrando l'attuale stadio raggiunto.
Poi la ricostruzione del terremoto attraverso le testimonianze della cultura del tempo che Giampiero Chirico ha riproposto nel suo "Il condiviso dolore" sul terremoto di Reggio e Messina del 1908 . Si tratta spesso di lettere inviate ai giornali con i quali famosi scrittori collaboravano come Anatole France, Marcel Prevost e Grazia Deledda e tanti altri ancora, testi utilizzati per un numero unico pubblicato nel 1909 dalla Società italiana degli autori, dell'Associazione lombarda dei giornalisti e del Sindacato corrispondenti di Milano di cui l'unico esemplare conosciuto è conservato presso la Biblioteca mediceo-laurenziana di Firenze. Testimonianze raccolte in un album di originali conservato ad Harvard con 129 autografi tra spartiti musicali, poesie, annotazioni, brevi frasi ed appunti, rivissuti attraverso la lettura di Giampiero Chirico che ne ha pubblicato sia l'originale che il testo tradotto, ridando forza ai sentimenti che il passare del tempo attutisce ma che, allora, sono stati di vitale importanza per attivare il processo di ricostruzione, come il messaggio di Ada Negri «...Fratelli andiamo. Bisogna strappare i vivi alla tomba, scacciare il corvo che piomba avidamente sui morti, dare acqua e pane ai rimasti, e, se acqua e pane non basti, lagrime, lagrime, lagrime! ... Fratelli un lembo di patria è raso al suolo. Bisogna riedificarlo. Con braccia robuste, su! ... Con mattoni e travi e calce e picconi lucenti, lungo la traccia dei padri, su!»
La serata è stata conclusa dal concerto di musica classica del duo, Francesco Manara (violino) e Claudio Voghera (pianoforte), a cura dell'Associazione "Amici della Musica".
GIUSEPPE MAZZU’
IN MARGINE AL TERREMOTO DEL 1908 CHE DISTRUSSE PALMI
Pochi giorni fa il sindaco di Palmi, Ennio Gaudio, ha consegnato una medaglia con il simbolo della città ad un uomo che ha festeggiato il secolo di vita. Perché la generazione del terremoto del 1908 ancora non è scomparsa, come non è scomparso il ricordo di quanto avvenne in quel lontano giorno del 28 dicembre.
«Un colpo di tosse della terra malata. e la sorella minore di Messina e Reggio scoppia come un melograno maturo, ingoiando negli spacchi vertiginosi centinaia di destinati» così rievoca Leonida Repaci il ricordo dell'infanzia e lo traduce in alcune delle pagine più belle della sua "Storia dei Rupe", quando il terrore scatenato dal terremoto portò la popolazione superstite di Palmi a portare via dalle chiese i santi, in processione, chiedendo almeno al cielo quell'aiuto che in terra tardava ad arrivare. E sì che era una terra che conosceva bene quel flagello, patito già tragicamente nel 1783, e poi tra il 1894 ed il 1908, tanto che non si faceva nemmeno in tempo a riparare gli edifici pubblici, le chiese, i municipi, i teatri: una nuova scossa li distruggeva ancora.
Palmi, capoluogo di circondario dell'omonima Piana, queste ferite le subì tutte ed in vario modo cercò di superarle, ma i costi furono altissimi e ancora si pagano. Nel dicembre del 1908 la cittadina contava quasi 14.000 abitanti ed oltre 2200 edifici: il sisma provocò circa 600 morti, un migliaio di feriti e la distruzione o il danneggiamento di quasi tutto il patrimonio abitativo.
LA CATTEDRALE IN ROVINA A CAUSA DEL TERREMOTO
Il giornalista milanese Mario Marasso, come ricorda Isabella Lo Schiavo nel suo libro sui terremoti della Piana, scrisse nei primi giorni di gennaio 1909: «A Palmi la piazza grande è diventata un accampamento, tutta occupata dalle tende della Croce Rossa e degli ospedali. Voglio essere condotto al Comando per avere informazioni, ma questo non è che un utopistico desiderio. Il Comando? Che cosa è, chi comanda ? Tanto varrebbe chiedere assurdamente: chi obbedisce? Non se ne ha traccia di questo mito. Comandano tutti». Una situazione confermata dalla limitatezza dei primi soccorsi e dall'enormità dei bisogni della popolazione rimasta per strada e senza cibo.
La catastrofe segnò in modo decisivo il futuro della città. I ritardi e le lungaggini nell'opera di ricostruzione si prolungarono fino agli anni '60. La distruzione o il danneggiamento di interi quartieri e di tutte le più importanti chiese (dal Duomo a San Rocco, dal Rosario alla Madonna del Soccorso), del municipio, del Ginnasio e del Teatro, di cui la cittadina menava vanto da diversi secoli, provocò un arretramento anche da punto di vista della qualità della vita e del tessuto culturale della città.
Molti furono gli emigrati a causa del terremoto, tra i quali si ricorda lo stesso scrittore Leonida Repaci che, ancora bambino, fu portato a Torino, presso un fratello, per proseguire negli studi dal momento che il terremoto aveva distrutto la casa paterna in cui viveva la numerosa famiglia. Un trasferimento che dovette essere a dir poco traumatico; e come lui quella sorte toccò anche a tanti altri calabresi, senza contare i molti superstiti che vennero direttamente trasportati in altre regioni per essere aiutati o curati. Una specie di diaspora che divise le famiglie al di là della decimazione provocata dal sisma.
Sul destino degli edifici sventrati dal terremoto ancora oggi non sono sopite le polemiche: vennero abbattuti il municipio, la cattedrale e le chiese, e lo stesso destino fu riservato al Teatro comunale che, lasciato in abbandono fino al 1938, venne poi definitivamente distrutto. Al suo posto ora c'è una piazza, come al posto della cattedrale e della chiesa di S. Rocco (ma la chiesa "baraccata" ancora esiste, cfr. pg 17).
Oltre ai morti, quindi, la città subì un effetto destabilizzante per la scomparsa di tutti i riferimenti quotidiani: l'anno successivo l'amministrazione comunale decise di costruire una torre civica per dotare finalmente di un orologio una città nella quale «si era persa la dimensione del tempo» (ma passarono circa 5 anni prima che i rintocchi dell'orologio tornassero a scandire le ore... ).
Con la cattedrale e le chiese furono anche cancellate le attività artistico-religiose, e prima fra tutte quella cultura musicale che a Palmi – attraverso la benemerita attività dei "maestri di cappella" – aveva favorito la nascita di personalità artistiche illustri come Nicola Antonio Manfroce e, soprattutto, Francesco Cilea.
La distruzione del teatro segnò, per il centro più grande della provincia dopo Reggio, la scomparsa d'un elemento importante della vita sociale e culturale, un elemento di cui ancora oggi si sente la mancanza.
A Palmi, in quei giorni, accorse anche Don Orione che assieme alle autorità ecclesiastiche, in prima fila il vescovo di Mileto mons. Giuseppe Morabito, aiutò tanti bambini rimasti orfani a trovare un asilo.
GIUSEPPE MAZZU’
ALCUNE IMMAGINI DEL CONVEGNO
IL SINDACO GAUDIO(a sinistra), il moderatore del convegno ENZO ROMEO e l'assessore alla cultura NUNZIO LACQUANITI
IL SINDACO E L'ASSESSORE ALLA CULTURA
LA COORDINATRICE DEL CONVEGNO CONCETTA NOSTRO
I RELATORI( da sinistra): PASQUALE DE GORI, GIAMPIERO CHIRICO, ANDREA TERTULLIANI E NICOLA ALESSANDRO PINO
IL CALENDARIO REALIZZATO PER L'OCCASIONE DALL'ISTITUTO NAZ. DI GEOFISICA E VULCANOLOGIA
____________________________________________________________________________________________________________