I RITI DELLA SETTIMANA SANTA
Giovedì Santo-Chiesa Matrice:Coena Domini, ore 18; Venerdì Santo- Chiesa Matrice: Processione dell'Addolorata( inizio ore 7); Agonia di N.S.G.C. con esecuzione delle "Sette Parole" di M. Valensise da parte del coro polifonico ed orchestra Theothokos( con inizio ore 13); Chiesa dell'Immacolata: Processione della Pietà ( con inizio ore 17,30); Chiesa del SS.Rosario: Processione dei Misteri( inizio ore 21); Domenica di Pasqua: Affrontata in Piazza del Popolo ( ore 12).
DOMENICA DELLE PALME
COENA DOMINI
L'Addolorata e il Cristo che porta la croce
Del triduo pasquale, che precede la Domenica di Resurrezione, è il Venerdì Santo, il giorno che di più mobilita le nostre comunità parrocchiali. Nelle tre parrocchie ci si prepara, fin dai giorni precedenti alla Settimana Santa, a ben rappresentare attraverso i riti e le processioni, tramandate di generazione in generazione, il giorno della passione e morte dì Gesù. Dopo aver partecipato, assiepando le chiese, alla celebrazione della Messa in "coena domini", e dopo aver effettuato la tradizionale visita ai "Sepolcri", con breve adorazione al Santissimo Sacramento, ci si dispone all'alzata mattiniera del Venerdì Santo, per "esserci" alle sette precise, davanti al sagrato della Chiesa Matrice, quando dal portone principale, preceduta da un corteo di ministranti e figuranti, appare, triste, affranta, implorante e tutta vestita di nero la statua dell'Addolorata. È iì volto di una madre sofferente per il dolore, impotente e piangente, che accompagna suo figlio al supplizio e alla morte per crocifissione.
Sembra voler chiedere condivisione, sembra voler comunicare che il figlio suo, morirà per noi tutti e Lei a non poterlo impedire. Fiat voluntas Tua! A tale dolore, compenetrandosi, partecipa la folla, tantissima folla, in assoluto silenzio, che Segue col volto rigato da qualche lacrima, la "mamma buona" e idealmente ne vive il dolore e gli affanni di Lei. Pochi attimi di sosta sulla soglia del Duomo, giusto il tempo di consentire alla banda di intonare la "settima parola", con uno struggente "Immenso Iddio tu muori!", musicata dal maestro polistenese Michele Valensise, motivo che spesso accompagnerà il corteo per tutto il percorso cittadino, e poi la processione si snoda seguendo una rigida disposizione che vige da sempre. Apre, la congrega parrocchiale del Santissimo Sacramento, ma non abbigliata con la tradizionale "divisa", mantello bianco e rosso e stendardo che richiama l'antichissima fondazione. Solo tuniche, corone spinate e bandiera nera, giusto richiamo alla luttuosa giornata. Seguono, con addosso il camice bianco, legato e stringente con un giro di corda al collo e poi pendente su un fianco, con il capo coperto e sul quale poggia una corona di spine, quale visibile segno di penitenza, gli apostoli che, durante la messa del Giovedì Santo, avevano "subito" il lavaggio dei piedi. E ppi i soldati giudei, allo stesso modo abbigliati e rigorosamente armati di lancia e frusta a pungolare quell'uomo che aveva osato parlare di giustizia, che aveva accolto i peccatori e che parlava di pace. Affiancano e spingono il Cristo e chi lo aiuta a sostenere la croce, così come avvenne duemila anni fa. Per non dimenticare! Riproponendo il tutto anno dopo anno. Segno di tramando! Un alone di mistero, una rigida segretezza sulla scelta del figurante che deve rappresentare Gesù che porta la croce sulle spalle. Una folta e bionda parrucca e un incidere a piedi scalzi e con la schiena flessa in avanti, impedisce alla gente di individuarne le sue generalità. Si è in attesa a volte anni, per poter avere il "privilegio" di raffigurare il Cristo martoriato. E' segno di devozione e pietà religiosa . E il suo incidere lento e dolorante è al centro dell'attenzione della gente, mentre lente e tristi marce risuonano per le vie del paese. E le mamme e i nonni, con sentita pietà religiosa, trasmettono in diretta ai loro bimbi, catapultati giù dal letto di primissima mattina, assonnati ma incuriositi, additando prima il personaggio vestito di rosso e la sua mamma addolorata vestita di nero e poi portando le labbra all'orecchio dei piccoli, rispettando il silenzio assoluto, spiegando loro i motivi per cui i cattivi giudei stavano maltrattando Gesù! E poi le "cadute" di Gesù sotto il peso della Croce in tre punti diversi del paese, Piazza Vara, Ponte Santa Marina, via Girolamo Marafioti, con la folla che si accalca e si apposta ancor prima dell'arrivo del doloroso corteo, per meglio vedere e per poter immortalare con i nuovi strumenti del progresso, cellulari e fotocamere digitali, la "scena" e inviarla magari a parenti e amici lontani. E tra momenti di assoluto silenzio, canti e meditazioni proposte dal parroco, portatore anche lui tra le mani di una nuda croce, la processione penetra nei vicoli del centro storico e anche il tempo sembra voler partecipare al grande dolore, facendosi cupo e imbronciato, così come avvenne quel Venerdì. E quando ormai il paese sembra riprendere la normale attività quotidiana, l'accompagnamento del Cristo che porta la croce si conclude in Chiesa con l'attento ascolto dell'ardente grido di dolore "Immenso Iddio tu muori", egregiamente eseguito dal coro polifonico Theotokos, e molto ben diretto negli anni dai maestri che si sono succeduti. E ancora una volta la comunità parrocchiale e l'intera comunità cittadina avrà fatto memoria della storia più tragica, ma più santificante dell'umana esistenza. Una madre e un figlio, entrambi testimoni di totale ubbidienza: Fiat voluntas Tua! Non la mia ma la Tua volontà sia fatta! Ma se per un attimo volessimo tornare indietro con la nostra memoria, sentimentalmente forse ci accorgeremmo, che nel tramandare il giorno della "Passione", c'è qualcosa che sfugge alla riproposizione assoluta, e forse ci manca! Manca il sapore del silenzio tra la notte del Giovedì Santo e l'intera giornata del Venerdì di passione, allora rotto in chiesa e tra le viuzze, solo dallo stridulo rumore del "carici", (gioiello di tecnica artigianale) nello stesso tempo comunque atteso, gradevole e dolce. C'è invece un roboante frastuono di macchine, forse sgarbato e indelicato per la giornata, una frenetica mobilità e una distratta attenzione. Ci sarà spazio per la riflessione?
ANGELO ANASTASIO
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LA PIETA'
Dopo le funzioni liturgiche della "Coena domini" del giovedì santo, il venerdì santo, di prima mattina, vede le processioni forse più imponenti e toccanti, per partecipazione del popolo dei fedeli e per la compostezza e la mestizia in cui si svolgono: l'Addolorata che parte dalla nostra Chiesa Matrice e la Pietà dalla Chiesa dell'Immacolata. L'Addolorata simboleggia nella tradizione popolare la madre alla ricerca del figlio, volontariamente caduto nelle mani dei suoi carnefici. Gesù apre la processione, vestito di una tunica rossa e porta sulle spalle il pesante legno della croce, segno del peso dei peccati dell'intera umanità e infamia riservata ai peggiori malfattori. Lo sconvolgimento del cuore di Maria è potentemente espresso nelle fattezze del viso e negli occhi fissi e rivolti al cielo, quasi a chiedere un perché, ad aspettarsi una risposta, perché sa dove troverà il figlio, sa qual è il destino che lo aspetta e con tutto il dolore e la disperazione di una madre lo cerca per stargli vicino fino all'ultimo istante. L'atmosfera di grande drammaticità della scena è delle più suggestive e coinvolgenti. Nel tardo pomeriggio poi, all'imbrunire, quando la luce comincia a morire e l'atmosfera si fa felpata e silenziosa, esce la processione della Pietà che percorre tutte le principali strade del paese muovendo dalla Chiesa dell'Immacolata.
Stavolta Maria ha trovato suo figlio, gliel'hanno deposto tra le braccia. Ora lo vediamo esanime, in un atteggiamento di abbandono e di grande pace. Anche Maria sembra rassegnata, pur se con gli occhi e la mano tesa verso il cielo sembra mostrare a Dio Padre tutto il tormento della sua anima ferita e trapassata da quella spada che il vecchio Simeone le aveva profetizzato alla presentazione del suo bambino al tempio. Ma il suo cuore sa che tutto ormai è compiuto e si tratta solo di attendere la gioia della risurrezione pasquale. Quel sacrificio così terribile e cruento che le ha straziato il cuore, ha redento tutta l'umanità stretta nella morsa del peccato.
La bella statua, recentemente restaurata e riportata al primitivo splendore dalle mani sapienti dell'artista prof. Marafioti, calabrese di Monasterace, è preceduta dai membri della confraternita dell'Immacolata, che incedono solennemente nelle loro vesti bianche e azzurre, avanzando tra ali di folla che si assiepano ai margini delle strade e che guardano quella serenità tormentata, cercando di immergersi in quel mistero per riceverne sentimenti ed emozioni.
La rappresentazione di questi santi misteri vengono visti dai più non come manifestazione esteriore di fede, ma come interpretazione di sentimenti più importanti che emergono dal profondo dell'animo. Le processioni della Settimana Santa non sono, dunque, un avvenimento di folklore locale dettato solamente dalla tradizione ma una sincera espressione di fede religiosa e di pentimento. La nostra religione è fatta anche di testimonianze e di segni, e tali sono le nostre processioni, segni tangibili di fede, senza dubbio positivi e sono patrimonio di tutti e vengono da tutti intensamente vissute, anche perchè regalano "...mistiche visioni e percezioni impalpabili di tempi remoti risalenti, attraverso l'inconscio,a riti forse vissuti,lontani nel tempo secoli o millenni.
STELLARIO BELNAVA
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LA PROCESSIONE DEI MISTERI
IL VECCHIO CALVARIO IN UNA FOTO D'EPOCA DI GIUSEPPE DENI
Sera di Venerdì Santo si ripete in città il rito della sacra rappresentazione della Passione di Gesù Cristo, meglio conosciuta come la processione dei Misteri, gli ultracentenari gruppi scolpiti da un sacerdote polistenese, Mons. Prenestino, che raffigurano, con struggente realismo, i "momenti" del martirio. E' un appuntamento importante per il popolo dei fedeli. Un'occasione di profondo raccoglimento, di meditazione e di preghiera. E' una processione-rappresentazione che impegna centinaia di persone e che viene seguita da una marea di folla. Ma che si svolge in un ordine impeccabile, secondo un "copione" rigido e austero. Tutto questo, assieme ai "quadri" che essa propone, fanno del sacro rito una delle celebrazioni liturgiche pasquali più importanti e più seguite della Calabria. I gruppi della Passione sono in cartapesta e si fanno ammirare, oltre che per il loro significato religioso, anche per i tratti popolari che distinguono i vari personaggi.
Vengono portati a spalla dai giovani che vestono un saio bianco e hanno il capo coperto da un cappuccio nero. Inoltre prendono parte alla sacra rappresentazione moltissime ragazze che in gruppi di dieci precedono ogni "varetta". Sono vestite in nero, portano una mantaglia sul capo e reggono in mano una torcia. Ci sono poi altri giovani, sempre con saio bianco e cappuccio nero, che innalzano vari simboli: croce, scala, calice, corda. Proprio tre di questi giovani aprono la sacra rappresentazione. Quelli a destra e sinistra reggono la torcia, quello che è al centro innalza la bandiera nera, colore che esprime dolore e lutto. Seguono le 'torcifere", dieci giovani donne, sempre vestite a nero, che reggono le torce. Viene poi il primo gruppo. Sulla "varetta" è Gesù che prega nell'orto degli ulivi, uno dei migliori "pezzi" scolpiti dal Prenestino. Aprono il secondo "quadro" due portatori. Uno regge il "gallo", l'altro il "calice": Dietro a loro un altro gruppo di dieci "torcifere". Quindi il Cristo alla colonna. Il terzo "quadro" della rappresentazione è aperto da due giovani che innalzano l'uno il "drappo rosso" e l'altro il "drappo bianco". Ci sono poi le "torcifere", quindi il terzo gruppo dei Misteri, quello del Cristo "deriso". Due portatori di "corda" e altre dieci donne in nero che reggono la torcia precedono la quarta "varetta" che rappresenta Gesù che cade sotto la croce. Il quinto gruppo viene aperto da sei portatori. I simboli che innalzano sono la "scala", la "corda", ancora la "corda", il motto "SPQR", "l'ancora", un altro motto "SPQR". Vengono poi le "torcifere" e la Crocifissione. Il sesto "quadro" viene preceduto da nove portatori che reggono i "chiodi", la "spugna", il "martello", tre "croci" e tre "corde". Vengono poi le . "torcifere''che precedono il gruppo più significativo, il cosiddetto "Tumulo" ossia Gesù morto, dietro il quale prende posto la giunta municipale. Ci sono anche I chierichetti e il parroco che porta in capo la corona di spine e regge la croce. Ancora le donne con torcia e poi Maria detta "l'Addolorata". Segue là banda locale che esegue marce funebri composte appositamente da due musicisti polistenesi in epoche remote, i maestri Valensise e Rodinò. Dietro ancora il popolo dei fedeli. La sacra rappresentazione parte dalla chiesa del Rosario attorno alle 21 e percorre un lungo itinerario, in modo che vengano "toccati" tutti i quartieri cittadini. La processione passa tra due ali di folla, in quanto chi non va dietro ad essa, esce agli angoli delle strade o si affaccia ai balconi per assistere al suo passaggio. La processione dura un paio d'ore e si snoda con solennità e nel massimo silenzio. Silenzio che di tanto in tanto viene interrotto dalla banda. Ma le marce funebri s'integrano con l'atmosfera mistica del lungo corteo.
MARIO SERGIO
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L'ANTICHISSIMO RITO DELL'AFFRUNTATA
L'AFFRUNTATA NEI PRIMI DEL '900 IN UNA FOTO D'EPOCA
Si ripete giorno di Pasqua, nel suggestivo scenario di Piazza del Popolo, l'antichissimo rito "dell'Affruntata", l'incontro di Gesù risorto con Maria. E' un appuntamento importante, per i polistenesi. Da non perdere. Come il "palio" per i senesi o lo "scoppio del carro" per i fiorentini. Centinaia di emigrati rientrano per assistere all'emozionante, rapido momento in cui la Madonna scorge Gesù e corre a raggiungerlo, passando tra uno stretto corridoio. La piazza è ricolma di gente. C'è chi, per assicurarsi un posto privilegiato, attende per ore il sacro rito. La scenografia è quanto mai sontuosa. A nord e a sud della piazza campeggiano due antichi manieri: I palazzi Avati e Sforza, al centro il maestoso gruppo bronzeo della Bellona, il monumento che il grande Francesco Jerace ha dedicato ai suoi concittadini caduti nella guerra 15-18. Ed ancora le due gigantesche palme che sembra montino la guardia al palazzo Sforza o che vogliano rappresentare la pace pasquale. Oltre i tetti, i campanili di S. Francesco e del Rosario, la Croce del 1783, ricordano che "l'Affruntata" avviene sì nell'area più nobile della città ma anche più sacra. L'incontro è per mezzogiorno, ma già un'ora prima la piazza è al completo. Folla ovunque e fra essa fotografi e cineoperatori della domenica. Ci sono molti bambini. I più piccoli seduti a cavalcioni sulle spalle dei papà, i grandicelli arrampicati al basamento del monumento ai caduti o appollaiati sul colonnato di via Croce. Gente anche sui balconi e sui terrazzi che si affacciano nella piazza. A dare il primo segnale dell'imminenza della sacra rappresentazione sono le campane della Matrice che annunciano l'avvio della processione che porta Gesù risorto sul luogo dell'incontro. Aprono il corteo gli uomini della congrega che indossano il saio biancorosso e innalzano stendardi e "lanterne". C'è poi l'Arciprete e s'una magnifica "varetta", tutta dipinta in oro, Gesù risorto raffigurato in un atteggiamento serafico e al tempo stesso trionfante dallo scultore Francesco Morani, in un magnifico gruppo ligneo che, ogni anno, la famiglia Valensise, proprietario della stupenda statua, "presta" alla Matrice. Intanto dal Rosario muove l'altro corteo, quello di Maria. Anche qui aprono il corteo gli uomini della congrega. Il loro saio è bianconero. Stendardi. "Lanterne". Il priore. Il parroco. Poi la Madonna sulla "varetta", portata a spalla da otto giovanotti guidata da un "conduttore", dalla cui abilità dipende il buon esito "dell'Affruntata ". Un velo nero copre il volto e le spalle di Maria. Il momento è vicino. La folla non si muove più. Tra la Bellona e il colonnato c'è un lungo corridoio libero dove avverrà '"a fujuta". Intanto il Cristo risorto è in via Veneto. Maria ha percorso il primo tratto di corso Mazzini. Il "conduttore" dà gli ultimi ordini, le ultime raccomandazioni ai portatori. Mentre un magnifico sole immancabilmente spazza via le ultime nubi, Gesù entra in forma solenne nella piazza dall'angolo di nord-ovest. Maria è nell'angolo opposto, a sudest. Trascorre qualche attimo. La Madonna percorre pochi metri. Si ferma. Il tempo di rendere palpabile l'ansia, l'esitazione, l'incertezza di una madre che pensa d'aver intravisto in lontananza il figlio. Poi la certezza. E' lui. Gesù avanza lentamente. Il "conduttore", con le mani poggiate sulle assi della "varetta", dà il via. Inizia '"a fujuta". Maria corre, corre, corre. Ma i portatori non si vedono, li copre la folla. Allora sembra che la Madonna scivoli via o si muova per miracolo, volando sulla testa della gente. La corsa è perfetta. A due passi dal Cristo, nuovo ordine del "conduttore". Con perfetta scelta di tempo la Madonna viene fermata, le cade il velo nero, i portatori si pongono in ginocchio. L'incontro è avvenuto. La gente applaude. "L'Affruntata" si conclude. Suona la banda. I "botti" esplodono con fragore. Squillano le campane. Maria e Gesù procedono in processione, l'uno accanto all'altra.
MARIO SERGIO
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In occasione della Pasqua del 2009, a cura di Giovanni Russo, direttore del Museo Civico e Biblioteca Comunale, nonchè presidente del Centro Studi Polistenesi, è stata allestita una mostra fotografica della Settimana Santa attraverso gli anni. Riproduciamo alcune foto dell'evento, nonchè l'articolo di Mario Sergio sul libro di Giovanni Russo dal titolo "L' Affruntata " e i riti pasquali di Polistena.
A CURA DI GIOVANNI RUSSO PRESIDENTE DEL CENTRO STUDI POLISTENESI
PRESENTATO IL LIBRO L' "AFFRUNTATA" E I RITI PASQUALI DI POLISTENA
Una mostra allestita sul corso Mazzini e un volume sulla storia dell'Affruntata e dei riti pasquali di Polistena. Queste le ultime fatiche, in ordine di tempo, del Centro Studi Polistenesi e del suo instancabile presidente Giovanni Russo, direttore della biblioteca comunale e del museo civico. Tanti i visitatori che in questi giorni si sono recati sul corso Mazzini per ammirare la mostra fotografica sulla storia dell'Affruntata a cura di Giovanni Quaranta e Giovanni Russo. L'allestimento della mostra e il commento musicale è stato curato da Fabio Russo. In tanti anche hanno affollato la sede della Coim Idea in occasione della presentazione del libro di Giovanni Russo, dal titolo "L'Affruntata e i riti pasquali di Polistena". E' stato il dott. Gianfrancesco Solferino, storico dell'arte presso l'Università "La Sapienza" di Roma, specialista della cultura artistica calabrese e non solo, a presentare il volume ricco di notizie relative alla storia dei riti della Settimana Santa polistenese, testimonianza di autentica fede e del suo grande patrimonio culturale, tradizionale ed artistico. Il libro di Giovanni Russo, è arricchito da un'appendice fotografica con numerose fotografie storiche sia in bianco e nero che a colori, che fanno rivivere il tempo antico e la bellezza sempre viva delle tradizioni popolari della città. Un'altra appendice del volume è dedicata agli scritti personali ed ai contributi di Francesco Amendolea, Michele Jerace-Bio, Rocco Liberti. Nel libro anche due articoli di Mario Sergio, tratti da "Gazzetta del Sud", che si riferiscono alla processione dei Misteri e all'antichissimo rito dell'Affruntata. Giovanni Russo nel descrivere la storia dei riti pasquali, offrendo ai cittadini contributi nuovi a ricalcare vecchie tradizioni, si è anche soffermato sulla banda cittadina e sul suo antico ruolo nella Settimana Santa. Lo storico dell'arte Gianfrancesco Solferino, dopo aver definito Polistena "nobile città che rappresenta la cultura pianigiana", ha affermato che il libro sui riti pasquali "serve a Polistena e ai polistenesi in quanto Russo con semplicità, attraverso un linguaggio raggiungibile, descrive appassionatamente la tradizione, con tanti gesti che si rinnovano e ci riportano materialmente alla tradizione popolare, curando a tappe l'evoluzione della storia della città, cedendo ai giovani il testimone della tradizione".
ATTILIO SERGIO

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