PUNTUALMENTE SVOLTASI LA “SCASATA” DELLA VARIA 2008
Il trasporto della Varia ha chiuso, in un'eccezionale cornice di folla (centomila persone), l'estate non solo dei palmesi ma della Calabria tutta. L'antica macchina ha compiuto in pochi lunghissimi minuti il percorso antico del corso Garibaldi, lasciando dietro di sé una nuvola di fumo, con l'odore acre del granito scalfito dai pattini di ferro. La Varia rappresenta l'ascesa della Vergine in cielo e porta sulla cima una bambina scelta tra il popolo, l'Animella – quest'anno impersonata da Elisea Rotolo, che rappresenta la Madonna – sostenuta da un altro personaggio, il Padreterno impersonato da Leonardo Rao che l'assiste e le dà forza, con attorno una schiera di 30 angioletti rappresentati da altrettanti bambini e dai dodici apostoli che stanno sulla base. Una festa nel segno della Madonna della Sacra Lettera che Palmi collegata da un filo ideale con la Messina, per un antico legame dovuto a un atto di solidarietà da parte della città calabrese in occasione alla grave pestilenza del 1575 a quella siciliana che, sette anni dopo, inviò in dono la reliquia di un capello che la tradizione della città attribuisce alla Madonna.
Alle 19, puntuale come vuole la tradizione, il rituale colpo di cannone ha dato il via al più grande sforzo corale di tutta la popolazione palmese, idealmente accanto ai 200 portatori della grande macchina del peso di 20 tonnellate, trascinata con due poderose funi. La grande macchina della Varia è "scasata" al colpo di cannone e, strisciando sul selciato di granito, ha percorso gli ottocento metri della principale via della città tra due ali di folla osannanti e in preghiera. Perché dietro l'Animella, che sta a sedici metri da terra, assisa su un'asta e benedicente, c'è l'attesa trepidante dei fedeli che seguono col fiato sospeso la corsa di questa impalcatura che ha mantenuto intatta la suggestione di altri tempi, quando le donne piangevano e si battevano il petto implorando l'aiuto della Vergine Maria.
Il corteo, che si è snodato secondo il rituale antico, ha visto i giovani appartenenti alle cinque corporazioni cittadine di Artigiani, Bovari, Carrettieri, Contadini e Marinai accompagnare l'Animella fino alla macchina, la cui vista ancora era celata da un grande drappo bianco. Poi il disvelamento e quindi la partenza, sottolineata da un grande urlo della folla che ha percorso come un colpo di frusta l'intero percorso attraverso la gente assiepata lungo i marciapiedi, nelle piazze, nelle traverse e su balconi e terrazze.
Particolarmente curato l'aspetto della sicurezza e quello sanitario, con diverse postazioni mobili e le autoambulanze del 118 personalmente coordinate dal dott. Giovanni Calogero, responsabile del servizio che hanno fronteggiato i casi di malore che dato il caldo si sono registrati.
Al corteo della Varia ha partecipato l'intera amministrazione, con in testa sindaco Ennio Gaudio, tutti gli ex sindaci viventi, il prefetto di Reggio Francesco Musolino, il prefetto di Vibo Valentia Sodano, parlamentari della Piana, numerosi assessori e consiglieri regionali e provinciali. E c'era il gonfalone della Vara di Messina con una delegazione guidata dall'assessore Dario Caroniti, a testimonianza dell'antico legame. E sono sfilati anche i rappresentanti delle città gemellate: Nola, Gubbio, Viterbo, Sassari, Campobasso, dove si svolgono analoghi festeggiamenti con macchine portate a spalla.
«Si tratta di un evento – ha detto il sindaco Gaudio – che vede impegnata l'intera cittadinanza e che simbolicamente dimostra come, tirando tutti in una direzione, si possono raggiungere i risultati più grandi e rilanciare a livello nazionale la città». La scommessa, quindi è stata vinta, e il bilancio è motivo di soddisfazione per il comitato Varia guidato dal presidente Pino Vincenzi. Mentre il prefetto Musolino ha confessato di aver provato una certa apprensione per le persone che stavano sulla struttura che procedeva ondeggiando: «Questa è una grande tradizione – ha detto – e certamente è utile per costruire il futuro della nostra terra, ma ad essa vanno affiancate altre azioni per far trovare la forza di esprimere qualcosa in più e costruire un futuro migliore».
Per l'assessore regionale al Turismo Damiano Guagliardi «sono giornate come queste che ci debbono indurre a guardare con speranza il nostro futuro. Qui c'è una presenza di tutta una popolazione che, con spirito semplice, vive e si entusiasma per una festa che richiama le proprie radici».
GIUSEPPE MAZZU’
LA VARIA 2008
La festa della Madonna della Sacra Lettera è in programma sabato e domenica. La processione il momento alto dell'evento religioso, poi con la Varia
SI RINNOVA UN’ANTICA TRADIZIONE
La festa della Madonna della Sacra Lettera che si tiene a Palmi nei giorni 30 e 31 agosto con la processione del quadro della miracolosa immagine della Madonna Nera e poi con la Varia, una antica e complessa macchina carica di simboli che riassumono secoli di tradizione della religiosità popolare, alta circa sedici metri, trasportata a spalla fra due ali di folla e tirata con lunghe fune sul selciato in granito della strada principale della città, corso Garibaldi, rappresenta il culmine della religiosità popolare locale ed esprime lo sforzo comune nella realizzazione di una festa tradizionale che richiama attorno a sé tutti i rappresentanti istituzionali e popolari della città ormai da circa 500 anni. Si tratta di un evento spettacolare che tiene con il fiato sospeso fino alla fine la moltitudine che affolla strade, piazze, balconi, tetti e terrazze che mescola durante quei momenti l'ardore della preghiera con le esclamazioni di grande meraviglia. Il motivo di questa grande tensione è la presenza in cima di una bambina, l'"Animella", una fanciulla che impersona la Madonna nel momento dell'assunzione in cielo, sostenuta e incoraggiata da un altro personaggio maschile, un giovane che rappresenta il "Padreterno". I due, nei giorni scorsi, sono stati prescelti dalla popolazione nel corso di una votazione popolare aperta alla città. Fanno loro da cornice nella complessa parte scenografica un corteo di angioletti rappresentato da bambini e bambine.
Si tratta di una festa antica che ancora oggi richiama la partecipazione dell'intera cittadinanza, gente di ogni posizione sociale che si ritrovano tutti quanti, residenti e emigrati rientrati apposta dalle lontane terre in cui si sono trasferiti, per far parte della squadra di "Mbuttaturi" (coloro che trasportano la Varia) o alle fune, quelli che invece la tirano. Un movimento che vede lo sforzo complessivo di oltre 400 giovani che, dal monumento a Cilea, fino alla fine del corso, si produrranno in uno sforzo collettivo che troverà completamento allorquando, invertito il senso di marcia, ritorneranno al centro della Piazza Primo maggio dove l'"Animella" sarà fatta scendere e portata in trionfo tra gli applausi della folla.
Una festa antica, dicevamo, una festa di popolo che presenta una serie di elementi che intrecciano i valori della fede, della solidarietà e della tradizione popolare, con al centro uno dei culti più sentiti dalle popolazioni meridionali che è quello della Madonna della Sacra Lettera.
Un culto che a Palmi trova un grande collegamento con quello che si tiene a Messina, dove si celebra analoga festa a metà agosto. Con la città Siciliana Palmi è legata da un'antica tradizione che ricorda, ormai da quasi 500 anni, il grande aiuto che la città dello Stretto ha portato in occasione di una grave pestilenza che aveva colpito la comunità.
Un aiuto che non si fermò al solo elemento materiale delle vettovaglie e dei generi di prima necessità, ma è stato contemporaneamente irrobustito anche sotto l'aspetto spirituale, dall'invio di una importante reliquia della Vergine Maria, un capello, della ciocca di cui la città dello Stretto era stata destinataria, insieme ad una lettera, da parte della Vergine Maria nel corso della sua storia.
Palmi non dimenticò un gesto che univa la solidarietà alla fede e che affidava ai marinai un'impresa il cui ricordo è ancora vivo nella città tanto da mantenerne viva la tradizione.
Sull'evento è significativa la riflessione espressa da parte del parroco della Concattedrale mons. don Silvio Mesiti che, nel sottolineare il valore dell'impegno che tutta la popolazione mette in questa festa per affermare sia i principi della fede che l'immagine della città nel mondo, ricorda che è necessario riflettere sul senso della festa che ha necessità «di avere una risposta e di essere illuminato dagli insegnamenti della Chiesa e del suo magistero perché tali atteggiamenti, ispirati da una fede autentica, non possano essere vanificati e lasciare così nell'illusione o nella disperazione tanta umanità bisognosa di speranza e dell'aiuto della Grazia di Dio che passa attraverso i Sacramenti. Una energia infinita che non può essere vanificata e delusa, mortificata o strumentalizzata...».
«Con questo spirito e con queste convinzioni – prosegue don Silvio Mesiti – riteniamo che si debba dare spazio, in queste celebrazioni, allo spirito di carità ed ai valori soprannaturali che nulla hanno a che fare con le sole manifestazioni di carattere politico, economico o sociale».
L'esortazione del prelato nel segno della fede sottolinea come «mentre legittimamente ognuno nel proprio settore si impegna alla riuscita ed al raggiungimento degli obiettivi prefissi, memori dei valori della nostra fede, impegniamoci anche a fare in modo da creare spazi di preghiera e di riflessione per noi stessi e per l'intero Popolo di Dio».
E sulla giornata della Varia, quella che richiama a Palmi decine di migliaia di persone e coinvolge l'intera comunità, don Silvio Mesiti, rileva: «C'è un miracolo che si realizza il giorno della Varia che non possiamo non considerare nella sua positività: ed è questo grande carro che cammina speditamente, trascinato sulle pietre del corso da centinaia di persone che tirano, finalmente tutti sulla stessa direzione, al di la di ogni colore politico e di appartenenza sociale; c'è infine l'ansia di chi vorrebbe che lo spettacolo finisse al più presto possibile, invocando la protezione della Madonna della Lettera verso tutti, ma in maniera particolare per la bambina, "l'animella", che forse a quell'altezza, in mezzo al mare di una folla che osserva ammirata, anche lei spera che tutto finisca al più presto, per tornare nella posizione più comoda della propria famiglia tra le braccia dei suoi genitori.»
«Noi speriamo – conclude mons. don Silvio Mesiti – che questo incontro e che questi sacrifìci, che naturalmente comportano anche dei rischi ed ingenti spese, servano ad insegnarci a tirare nella stessa direzione, anche il giorno dopo la celebrazione della festa, per far camminare speditamente il carro della vita e della società».
GIUSEPPE MAZZU’
L'ANIMELLA 2008 TRA IL PRESIDENTE DEL COMITATO DELLA VARIA
VINCENZI ED IL SINDACO GAUDIO(A DESTRA).
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PALMI, UNA CITTA’ DA RISCOPRIRE ED AMARE
Palmi, m. 228 su l. m. , graziosa cittadina di aspetto moderno, risorta dopo il terremoto del 1908, con vie diritte e grandi piazze, in bella posizione su un terrazzo a dominio della costiera tirrenica dell’Aspromonte, detta Costa Viola.
E’ importante centro agricolo e commerciale, con attività industriali e, con le vicine spiagge di Marina di Palmi sempre ricercate ed affollate.
E’ sede di principali istituzioni giudiziarie, finanziarie e scolastiche , concentrando in esse l’intero vasto circondario. E’ sede vescovile.
Sorse probabilmente nel sec. X per opera dei profughi dell’antica Taurianum e pare abbia avuto il nome dalle palme che vegetavano numerose nella campagna circostante. Il primo ricordo storico, con la citazione nella forma Palma, risale al 1310. La zona era abitata dall’età del bronzo, come attestano i ritrovamenti presso il vecchio ponte sul Petrace. Distrutta da un’incursione barbaresca del sec. XVI, fu poi ricostruita da Carlo Spinelli, primo duca di Seminara, portando per un certo tempo il nome di Carlòpoli. Ebbe una cinta fortificata, della quale sono ancora visibili i resti, e lungo il litorale fu munita con le torri di guardia dette S. Francesco e Pietre Nere (1565), la seconda delle quali si vede ancora sull’omonimo sperone . Nel 1636 la Corte di Napoli la cedette al marchese di Arena, sotto la cui saggia amministrazione cominciò a prosperare. Dal 1684 appartenne allo Spinelli. Distrutta dal terremoto del 1783, Palmi risorse rapidamente e nel 1816, quando contava già 6100 abitanti, fu elevata dai Borboni a capoluogo di distretto. Danneggiata, in seguito, dai terremoti del 1898 e 1908, fu quasi interamente ricostruita con criteri antisismici.
Palmi è la patria del musicista Nicola Antonio Manfroce(1791-1813), del pittore Domenico Augimeri(1834-1911), dello storico Antonio de Salvo(1851-1924), del noto compositore Francesco Cilea(1866-1950) autore, fra l’altro, di Adriana Lecouvreur e dell’Arlesiana, del paletnologo Domenico Topa(1871-1941), del patologo Francesco Pentimalli(1885-1958), degli scrittori Leonida Repaci, Domenico Zappone, Antonio Altomonte. Inoltre è la patria di Felice Battaglia, Domenico Augimeri, Nicola Gullì, D. A. Cardone, Antonio Basile, Pietro Milone, Luigi Lacquaniti ed altri.
E’ stato nostro intento riscoprire la città attraverso le immagini, cercando di risvegliarla dal torpore che da anni l’ha invasa, con la speranza che non noi, ma chi avrà la responsabilità di governarla, saprà riportarla al livello che le compete quale capoluogo di una piana in fermento, in movimento, in crescente sviluppo .
A ricordo del nostro impegno, attraverso la pubblicazione sul sito di una vasta documentazione sulla città, inseriamo alcune foto di Palmi.
PANORAMA
IL MONTE S. ELIA VISTO DALLA VILLA COMUNALE
PALAZZO SAN NICOLA SEDE DEL COMUNE
INGRESSO VILLA COMUNALE
VILLA COMUNALE
VILLA COMUNALE
NICOLA ANTONIO MANFROCE- OPERA DELLO SCULTORE VINCENZO JERACE (Villa Comunale)
LA TARGA RICORDA IL LUOGO OVE NACQUE NICOLA ANTONIO MANFROCE(oggi PALAZZO BOVI)
COLONNA ROMANA
MAUSOLEO DI FRANCESCO CILEA- SCULTURE DI MICHELE GUERRISI
LA FONTANA DELLA PALMA
MONUMENTO AI CADUTI OPERA DELLO SCULTORE MICHELE GUERRISI
MONUMENTO AI CADUTI OPERA DELLO SCULTORE MICHELE GUERRISI(lato Municipio)
TEATRO
PIAZZA PRIMO MAGGIO- PARTICOLARE
LA SPIAGGIA, PARTICOLARE
LO SCOGLIO DELL'ULIVO
LO SCOGLIO DELL'ULIVO- PARTICOLARE
IL DUOMO
SANTUARIO DEL CARMINE
CHIESA DEL SS. CROCIFISSO- ALTARE MAGGIORE
CHIESA DI MARIA SS. DEL SOCCORSO
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LA “VARIA” DI PALMI
di Luigi Lacquaniti
Là dove l’Aspromonte termina a Settentrione con la rupe granitica del Monte Sant’ Elia e si apre la vasta ed opulenta Piana di Calabria, è situata, come un balcone sul mare, la piccola città di Palmi. Un vasto pianoro in una cornice di colli, una costa pittoresca, un manto variato di vegetazione rigogliosa formano il luogo della città, da cui promana, secondo il mutare del tempo e delle stagioni, un’atmosfera di grandiosa bellezza. Non soltanto queste le attrattive del luogo, descritte in forma pittorica da artisti e viaggiatori degli ultimi secoli, perché la città ha anche una disposizione urbanistica moderna ed è pervasa da una attività molteplice e vivace, che peraltro meriterebbe di esser meglio indirizzata verso sviluppi economici e sociali più vasti. In questo ambiente, ricco anche delle memorie di vetuste civiltà e testimone della pietà dei Santi di Taurina e di monte Alias, da quattrocento e più anni si celebra una festa che ha un significato religioso e folkloristico altamente suggestivo.
E’ questa la festa della “Varia” che, con quella della Madonna della Lettera e del Sacro Capello della Vergine, forma il complesso delle feste patronali dell’ultima domenica di agosto. Legata al culto della Madonna delle Lettera, la “Varia” ha assunto un’importanza preponderante sulla stessa festa da cui ha tratto nascimento o cui si è innestata, derivante dalla natura che essa ha di simboleggiare, in forme esteriori e sceniche, l’ascensione della Vergine al cielo. Ed è in forza di questo valore simbolico che i palmesi hanno mantenuto vivo il culto della loro Patrona, la Madonna della Lettera. Ma tale rappresentazione ha una perennità in quanto essa avviene in forma di una gigantesca macchina-carro che, pur avendo esempi, forse di più remota età altrove, qui, in Palmi, essa ha mantenuto le sue forme genuine e vive, quelle che appunto la rendono espressione di sentimento religioso, ma anche espressione della vita del popolo e della sua storicità. Vi sono manifestazioni religiose che resistono al tempo e si tramandano di secolo in secolo; ve ne sono altre che decadono e scompaiono. Tra le prime ve ne sono in Italia di celebri, quali la processione dei “Ceri” di Gubbio, dei “Gigli” di Nola o quella del “Mistero” di Campobasso o delle “Palme” di Nulvi o il trasporto della “Bara” di Messina o della “Varia” di Palmi. Si tratta di carri votivi e di carri scenici, in cui l’idea religiosa ha trovato modo di attuarsi in forme costruttive e apparati decorativi in relazione alla diversità dei luoghi, dei moventi e del genio delle popolazioni. La “Varia” di Palmi è un grandioso carro scenico che vuol raffigurare la Vergine che, dal vuoto avello, ascende al cielo in cima ad una nuvola fulgente, accompagnata dal roteare degli astri e dal volo leggiadro dei cherubini.
“Fra le bare, rinomate sono quelle di Messina, di Seminara e di Palmi consistenti in enormi altissime macchine che contengono il cataletto della Vergine con attorno i 12 Apostoli e sorreggono in alto il sole, la luna e vari organi di angeli: e più in alto, al sommo, Gesù Cristo col braccio teso verso la Vergine”. L’origine della “Varia” di Palmi e di quelle che venivano innalzate e trasportate nel passato anche a Seminara e, in tempi più recenti, a Polistena e a Santa Eufemia d’Aspromonte, si suole ricondurre alla “Bara” di Messina, che ha forme costruttive ed adornamenti molto simili e che si vuole ideata e costruita da un architetto calabrese, tal Radese, con la quale si volle anche solennizzare, nel 1535, l’ingresso nella città peloritana dell’imperatore Carlo V.
Ma più che ad una creazione di quegli anni, l’ideazione dei carri di Messina e di Palmi si può meglio far risalire ad epoche anteriori a quelle stabilite dagli scrittori regionali e, precipuamente, negli archetipi che venivano costruiti in Toscana nel secolo decimo quarto e che sono ricordati sotto il nome di “Nuvole” di Francesco La Cecca e degli “Ingegni” di Filippo Brunelleschi. Più che dovuta ad un rapporto di derivazione stilistica personale, bisogna considerare la costruzione di simili macchine come avvenuta e determinata per suggestione psicologica in un’atmosfera religiosa ed artistica formatasi in epoca umanistica e rinascimentale. Questa personalizzazione dell’ideazione della “Varia” di Palmi come macchina e come opera artistica traspare peraltro nella sua maternità, in cui l’insieme di macchina, carro, raffigurazione è costituito da elementi disparati e difformi, frutto di una collaborazione artigiana, via via perfezionatasi in un tutto unitario artistico e meccanico, in funzione quasi della sua finalità scenica. Questo insieme meccanico, artistico e finalistico ha una essenzialità che la rende particolarmente sempre nuova e bella, tale da generare la sua persistenza nel tempo. Tale essenzialità deriva dal fatto che la Madonna che ascende al Cielo, altrove, come a Messina, raffigurata da un simulacro, a Palmi invece è impersonata da una creatura viva, “l’ animeddha”. E così gli angeli sono bambine vive, leggiadramente acconciate in sembianza di angeli trasportati in una nube candida ed evanescente. La presenza appunto di questi esseri vivi sulla macchina sacra e procedenti su di essa in un rapido trionfo lungo la via principale della città, costituisce la singolarità della “Varia” di Palmi, che altri elementi caratteristici contribuiscono a rendere spettacolo unico e meraviglioso; perché essa è insieme carro sacro e allegoria, macchina ed espressione di arte popolare, simbolo e sentimento. Essa , la “Varia”, è qualcosa altro ancora, perché è l’anima stessa della città, che affida ad una macchina le sue creature vive e, con un rito antico e solenne, la sua “animeddha”, cioè la sua fanciulla più bella e più povera. Il carattere di originalità del carro scenico di Palmi è confermato anche dal particolare modo di trasporto. Altrove vengono impiegati, per il traino, animali o anche mezzi meccanici moderni, mentre nella cittadina calabrese il trasporto avviene a forza di braccia, da parte di alcune centinaia di giovani disposti a grandi travi di spinta e a lunghe funi. Vestiti di bianco, a piedi scalzi e con una fascia a tracolla, essi, come per voto, spingono (‘mbuttano) la pesantissima mole di grandi tronchi della base( u cippu) e l’area-ossatura di ferro che costituisce lo scheletro della “nuvola” della “Varia”, che reca sul più alto vertice, librata in celestiale gesto, la Vergine, cioè “l’animeddha”. Al trasporto partecipano anche, come si è detto, altre centinaia di persone disposte a delle lunghe funi di trazione e tutte protese a ripetere il prodigio di questo trionfale giro per il “Corso” della città. E’ appunto questa partecipazione unanime( di quelli che spingono a spalle la “Varia” o di quelli che tirano le funi o di quelli che assistono), questa collettiva gioia che ha aspetti d’invasamento orgiastico, questa ansia che ha per centro di attrazione e di irradiazione la figura della Vergine viva, alta ondeggiante nel vasto mareggiare di una folla immensa, formano degli attimi che s’incidono nello spirito e che perpetuano, attraverso le generazioni, il significato ed il sentimento della celebrazione. Altrove la “Bara” è scomparsa come a Seminara o a Polistena; altrove ancora essa è andata riducendosi di mole e di forme: a Palmi la “Varia” rigermina e vive eterna, simbolo religioso ed artistico, espressione di devozione e di forza, oggetto e soggetto di storia cittadina. Altre manifestazioni rendono ancora più ricca e varia la festa della “Varia”, come la processione del Sacro Capello e le funzioni dell’ottava in onore della Madonna della Lettera, il culto della quale è stato oggetto di particolari decreti di Vescovi e di bolle di Pontefici. Queste manifestazioni hanno caratteri di affinità con quelle che vengono fatte a Messina pure per la Madonna della Sacra Lettera e per il Sacro Capello. Il trasporto del Sacro Capello viene fatto l’ultimo sabato di agosto e l’argentea reliquia contenente i capelli della Madonna, donati a Palmi dai maggiorenti della città di Messina, in un anno imprecisato della seconda metà del 1500, viene portato a spalla dai Marinai della Confraternita di S.M. del Soccorso. Il modo con cui avviene la processione è quanto mai caratteristico, perché il trionfino con la Sacra Reliquia vien fatto procedere per le vie della città a passo di danza tal che esso, addobbato com’è da vari adornamenti e lampade, si presenta come un castello di bastimento oscillante sulle onde. Tale movimento impresso a “u Capillu” dai portatori ha verosimilmente, il significato di ricordare ed imitare il moto delle onde del mare, perché attraverso il mare avvenne il trasporto quella volta che il Sacro Cimelio fu portato da Messina alla marina di Palmi. Ma anche la stessa effigie della Madonna della Lettera che viene venerata nella Chiesa Matrice di Palmi indica la derivazione stilistica oltre che religiosa dal quadro ligneo del Duomo di Messina. E tale comunità di riti e di costumanze trovano la loro spiegazione nei vincoli e nelle relazioni commerciali che si svolgevano a Messina e la piccola città calabrese, in seguito alle quali o parallelamente si stabilirono in Palmi colonie di mercanti e di artigiani e con essi, come ai tempi della colonizzazione della Magna Grecia, anche i simulacri degli dei e dei culti. La festa patronale di Palmi, che ha la sua espressione esteriore più alta e simbolica nella macchina della “Varia”, si è andata, attraverso i secoli, sempre sviluppando, attingendo il suo splendore nel 1700. In tempi posteriori ha avuto periodi di decadimento e di intiepidamento, in relazione a cause storiche generali e locali; ma è sempre sopravvissuta. Essa è risorta, come è risorta la città dove si celebra, la quale, atterrata nel passato da terremoti e pestilenze, ha mantenuto la sua vitalità, affermando sempre più la sua funzione geografica- storica. La festa della “Varia” ha accompagnato quel moto di incessante progresso che ha caratterizzato la città in questi ultimi secoli e per il quale essa, che è l’erede di città illustri scomparse o decadute, che si sono avvicendate nella loro funzione economica o politica o culturale, è andata assumendo il rango e la fisionomia di una piccola città e di capoluogo di quella operosa e fertile regione che è la Piana di Palmi.
LUIGI LACQUANITI
LA RELIQUIA DEL SACRO CAPELLO
LA PROCESSIONE DEL "TRIONFINO" CON IL SACRO CAPELLO
LA MADONNA DELLA SACRA LETTERA
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IMMAGINI IN DIGITALE DI FERDINANDO SERGIO