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SPECIALE CULTURA **


IL LUNGO IMPEGNO POLITICO DI MARIO TORNATORA




Un libro per non dimenticare e soprattutto per testimoniare. Può essere compendiato in queste due forme verbali lo scopo primario della pubblicazione che, nella ricorrenza del 25° anniversario della sua morte, è stata dedicata a Mario Tornatora, dirigente politico polistenese ed "uomo delle istituzioni". Il volume, voluto e curato dal fratello minore Pasqualino (che ricorda il congiunto anche come suo inimitabile "maestro di vita") contiene un breve saggio storico di Rocco Lentini ed un affettuoso ricordo che dell'amico scomparso e compagno di partito traccia l'ex parlamentare rosarnese Giuseppe Lavorato. La pubblicazione è un vero e proprio tributo d'affetto verso lo scomparso, morto prematuramente, mediante la puntuale ricostruzione di una vita intensamente vissuta in difesa dei valori della democrazia e degli ideali di giustizia ed equità sociale. Sicché, inserito nella collana "calabresi illustri sconosciuti", il volume "Mario Tornatora" (Nuove edizioni Barbaro, Delianuova), che secondo il progetto originario doveva essere un doveroso ricordo dello scomparso, in concreto va oltre il tributo d'affetto perché consegna alla storia politica e sociale della Piana e, in particolare alle giovani generazioni, la vicenda umana e politica di un convinto militante comunista che sin dalla sua giovanissima età ha operato secondo l'ideologia del partito, nel rispetto delle norme e con il preciso intento di rendersi utile alla crescita sociale della comunità calabrese. Mario Tornatora visse da protagonista le vicende politiche e sociali di Polistena e della Piana sin dall'immediato dopoguerra, allorché giovanissimo, dopo essersi nutrito delle idee di libertà, di giustizia, di eguaglianza e di pace che gli venivano trasmesse dal Padre, si è avviato all'attività politica svolgendo intensa azione sindacale e guidando i braccianti all'occupazione delle terre. Secondo Giuseppe Lavorato, Mario Tornatora "fu il comunista calabrese che più di ogni altro comprese l'importanza del governo democratico del territorio, della difesa e valorizzazione di tutte le sue risorse". Fu consigliere comunale di Polistena per più legislature, segretario della federazione provinciale comunista di Reggio Calabria, consigliere regionale, presidente del consiglio di amministrazione dell'ospedale "Santa Maria degli ungheresi" e membro del comitato di controllo sugli atti della regione. Mario Tornatora propose, tra l'altro, la realizzazione di un porto polifunzionale che collegasse più rapidamente la nostra regione con i più lontani mercati e proiettasse la Calabria verso nuovi rapporti commerciali con tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Dopo il disastro ferroviario del 21 febbraio 1982, propose l'adozione di un Piano regionale dei trasporti quanto mai necessario per procedere ad un razionale sviluppo del settore.

UMBERTO DI STILO

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POLISTENA

INAUGURATA A PALAZZO SIGILLO' UNA SALA CONVEGNI ALL'AVANGUARDIA


Con il tradizionale taglio del nastro da parte del sindaco Michele Tripodi, sulle note dell'Inno di Mameli, in corso Mazzini, è stata inaugurata la sala convegni annessa allo storico Palazzo Sigillò, acquistato dal Comune nel 1999, che per il primo cittadino "è un altro importante risultato dell'Amministrazione comunale". È stato l'arciprete della città, don Pino Demasi, a benedire i locali della nuova sala che può disporre di 64 posti a sedere.
Progettata dagli architetti Sellaro e Pagliara e dall'ing. Arena, si tratta di una sala altamente tecnologica, in quanto è dotata di un circuito di videocamere mobili, oltre che di un impianto dolby surround. L'inaugurazione è stata ospitata nell'ambito della tradizionale Fiera della Candelora che ancora una volta ha visto insieme nell'organizzazione, l'Amministrazione comunale e l'associazione turistica "Pro Loco". Lungo il centralissimo corso Mazzini, tanti gli espositori, tutti artigiani locali, che per un'intera giornata hanno accolto i numerosi visitatori, i quali, hanno potuto anche degustare prodotti tipici dolciari, vini e piatti della rinomata gastronomia calabrese.
La Fiera della Candelora ha visto anche esibirsi i giovanissimi "Suddanza", gruppo di musica popolare calabrese. La nuova sala convegni, gremita, ha ospitato la conferenza, moderata dalla vice presidente della Pro Loco avv. Roberta Coriani, sul tema: "La fiera della Candelora e palazzo Sigillò tra passato e presente".
Il sindaco Michele Tripodi dopo aver ricordato che sono stati spesi 380mila euro per rendere la sala convegni all'avanguardia, ha altresì ricordato che un anno fa, l'Amministrazione da lui guidata, è stata in grado, dopo quattro anni di fermo, di sbloccare i lavori per il completamento della sala convegni nell'ambito di un progetto per il restauro ed il risanamento statico dell'antico palazzo Sigillò. Infatti, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, con parere del 4 febbraio 2011, ha dichiarato la possibilità di riprendere il lavori sospesi nel 2007. Il sindaco Tripodi ha ribadito che il Comune è comunque intenzionato ad investire ulteriori risorse finanziarie per l'integrale recupero del palazzo Sigillò da adibire ad una grande Casa della Cultura intercomunale. A tal proposito ha presentato le schede alla Regione per intercettare i fondi Pisl messi a disposizione dall'Unione Europea, nella speranza di ottenere il finanziamento pari all'importo complessivo di circa 3 milioni di euro. Lo storico Giovanni Russo, direttore della biblioteca comunale nella quale sono custoditi 150 mila fascicoli e 70 mila volumi, grazie ad un certosino lavoro di ricerca, si è soffermato sulla storia della fiera della Candelora e di Palazzo Sigillò, partendo da dopo il sisma del 5 febbraio 1783, dalla ricostruzione della città nell'area del quartiere Evoli.
Lo stesso Russo ha proposto che una via di Polistena venga intestata ad Edoardo Sigillò, indicandolo come artefice della rinascita urbanistica della città, al cui nome sono legate, tra le tante opere, piazza della Repubblica ed il salone delle feste.
ATTILIO SERGIO















PALAZZO SIGILLO'







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IL NOSTRO VIAGGIO NELLE SCUOLE DI POLISTENA


L'ISTITUTO GIUSEPPE RECHICHI



Iniziamo dall'Istituto "Giuseppe Rechichi", il nostro viaggio nelle scuole cittadine a pochi giorni dall'avvio del nuovo anno scolastico. Sotto lo slogan "Una scuola per la convivenza multietnica", il "Rechichi" con i suoi indirizzi e corsi(Liceo delle scienze umane, con opzione economico sociale, liceo linguistico e liceo musicale) ed i suoi laboratori, nonostante gli ormai cronici problemi di spazi(la scuola è addirittura divisa in 4 plessi, di cui 3 a Polistena ed 1 a Cinquefrondi), una linea Adsl che naviga a dir poco a rilento ed i tagli(personale di sostegno e collaboratori scolastici), riesce ad attrarre sempre più le giovani generazioni.
Per il secondo anno scolastico consecutivo, a dirigere la scuola, è il prof. Giovanni Laruffa, ex sindaco della città, con il quale innanzitutto analizziamo alcuni dati: quest'anno al "Rechichi" saranno 34 le classi per un totale di 710 alunni; i nuovi iscritti sono ben 20; 90 i docenti, 6 gli assistenti amministrativi, 12 i collaboratori scolastici. A Polistena, la scuola si articola in 3 plessi: la sede centrale(via Lombardi) con 7 classi, un laboratorio linguistico, uno di informatica ed uno scientifico, in più la presidenza e la segreteria. Nel plesso di via Di Vittorio troviamo 15 classi, un laboratorio di informatica ed in allestimento un laboratorio linguistico con video conferenza. In via Nenni si svolgono le lezioni altre 7 classi. A Cinquefrondi, il liceo musicale con 5 classi. Rispondendo alle nostre domande, il dirigente scolastico Giovanni Laruffa ci ha detto: "La scuola che ho trovato aveva già una sua impostazione efficiente grazie al lavoro svolto negli anni precedenti. Ovviamente si è cercato nel primo anno di introdurre sostanziali novità, tenendo conto della nuova riforma che prevede alcune modificazioni sul piano della didattica e delle programmazioni". Per il preside Laruffa, "il fatto che quest'anno la scuola è cresciuta nel numero, è un dato che conforta perché evidentemente le innovazioni che insieme all'intero corpo docente abbiamo cercato di introdurre, hanno convinto un più largo numero di studenti ad iscriversi in questa scuola". Fa anche notare che "è stata intensificata l'attività di laboratorio per cui diverse discipline si svolgono quasi interamente nei laboratori, come per le lingue, o come avviene nel laboratorio di informatica con le lezioni online di matematica ed inglese. Nel liceo musicale, l'attività di laboratorio è l'elemento fondamentale per l'apprendimento degli strumenti musicali. Quest'anno avremo ben 11 strumenti che saranno insegnati a Cinquefrondi". Il problema cronico di cui soffre il "Rechichi" è quello della mancanza di locali. "Stiamo cercando di organizzarci al meglio -ha
IL PRESIDE GIOVANNI LARUFFA

affermato Laruffa- cercando di ampliare gli spazi a nostra disposizione. Nonostante ciò, i locali non sono assolutamente soddisfacenti. Abbiamo già chiesto al neo assessore provinciale alla Pubblica Istruzione Giovanni Calabrese, di mettere in previsione la costruzione di un nuovo istituto a Polistena. Stesso problema per il musicale, augurandoci che a giorni sia pubblicato il bando di gara per la scuola, in modo che sia pronto per l'avvio dell'anno scolastico 2014-2015". Altri problemi segnalati dal preside Laruffa: i tagli del personale di sostegno ai portatori di handicap e la gestione di ben 4 plessi con soli 12 collaboratori scolastici di cui 1 invalido. Passiamo alle note liete: il successo, grazie all'Ufficio scolastico regionale e alla Camera di Commercio, dell'attività di alternanza scuola-lavoro e del progetto di valorizzazione delle eccellenze del territorio; i viaggi all'estero per l'apprendimento delle lingue, la volontà di dar vita ad un gemellaggio con l'associazione dei calabresi a New York; la visita, il prossimo 13 ottobre, da parte di 24 nostri alunni, al Parlamento Europeo di Strasburgo.


ATTILIO SERGIO
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L'ITIS "CONTE MILANO", UNA SCUOLA IN CONTINUA ASCESA



Una comunità formativa che si fonda su un progetto denominato "Fare buona scuola" nella convinzione che occorre spalancare le porte della scuola al territorio, in quanto l'istituzione non è dei docenti e del preside bensì della gente. Questi alcuni dei concetti cari al prof. Franco Mileto, dirigente scolastico dell'Itis "Conte Milano", scuola che aderisce all'associazione "Libera" ed alla Fondazione "Roberta Lanzino" di Cosenza, che con ben 4 specializzazioni (Informatica e telecomunicazioni; grafica e comunicazione; elettronica ed elettrotecnica; meccanica, meccatronica ed energia) si presenta ai nastri di partenza del nuovo anno scolastico con ben 150 nuovi iscritti, su un totale complessivo di 700 alunni, dislocati in 33 classi.
"Un augurio grande ai ragazzi - ha dichiarato il preside Franco Mileto - che possano attraverso competenze, abilità e doti umane adeguate ai tempi nuovi, realizzarsi in un futuro brillante, tenendo fede ai principi della legalità. A noi docenti l'augurio di dare un senso alla nostra vita migliorando la qualità del servizio, in sinergia con il territorio".


Il "Conte Milano" dovrebbe avere in organico, sulla carta, 120 docenti ma per un ormai tradizionale problema, nonostante siano state già assegnate cattedre ed ore, i docenti stanno arrivando alla spicciolata. Quest'anno, il boom d'iscrizioni ha riguardato l'indirizzo di "informatica e telecomunicazioni", ma tutte le nuove specializzazioni dell'Itis racchiudono in sé elementi di novità e di grande innovazione, occupandosi di energie alternative (grazie a laboratori innovativi), di meccatronica; in questo senso sarà allestita una stazione per la revisione degli autoveicoli.
Una sfida importante ed ambiziosa attende l'Itis di Polistena che sta marciando verso l'ITS (Istituto tecnico superiore). A breve partirà una campagna di sensibilizzazione all'ITS visto che il "Conte Milano" è stato individuato dal Ministero e dalla Regione Calabria quale istituzione di riferimento per l'unico ITS previsto in Calabria. Saranno 60 in tutta Italia questi nuovi poli che rappresentano un canale formativo di livello post-secondario, parallelo ai percorsi universitari. Inoltre, l'Itis di Polistena è stata l'unica scuola superiore della provincia di Reggio Calabria ad essere stata ammessa ai fondi (750mila euro) del Pon asse C2 del progetto "Ambienti per l'apprendimento" che permetterà all'istituto di usufruire di un'autonomia energetica, dotandolo di ambienti moderni, in stile europeo. L'Itis "Conte Milano" grazie al Parco geo-tecnologico "Prof. Athos Bellomo", si andrà sempre più caratterizzando anche quale polo attrattivo sociale e culturale.
Altra innovazione presente nell'istituto polistenese, è il Comitato tecnico; sono solo 2 le scuole in Calabria ad
IL PRESIDE PROF. FRANCO MILETO
averlo attivato, nel quale siedono docenti universitari e parti sociali, ed al quale dirigente scolastico ed insegnanti si rendono disponibili a dare conto del loro operato.
Passiamo alle note dolenti. Auspichiamo che la Provincia, doti finalmente la palestra delle attrezzature di cui ancora è sprovvista, e l'auditorium degli arredi e dell'impianto audio, in modo che entrambi possano essere fruibili da parte degli studenti. All'incremento della popolazione scolastica è purtroppo seguita una politica di drastici tagli che come conseguenza vedono l'Itis cittadino costretto ad usufruire di soli 6 assistenti amministrativi, mentre i collaboratori scolastici (12 in tutto) sono insufficienti per l'ampia area su cui si estende la scuola.





ATTILIO SERGIO

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L' ISTITUTO D'ISTRUZIONE SUPERIORE "G.RENDA"


Continua il viaggio tra le scuole. L'Istituto d'istruzione superiore "G. Renda" ha fatto registrare un vero e proprio boom d'iscrizioni: 160 nuovi iscritti suddivisi in 8 prime classi. La scuola guidata dal dirigente Pasqualina Zaccheria, ha iniziato il nuovo anno scolastico con 795 alunni, 34 classi di cui 3 articolate. I docenti di ruolo sono 58, più 2 di religione, ma se ne attendono almeno altri 20.

Il "Renda" è articolato in 3 indirizzi: commerciale, turistico ed enogastronomico. Analizzando la crescita dell'Istituto, emerge che i ragazzi sono attirati dall'apprendimento dei servizi in enogastronomia e nell'ospitalità alberghiera. Nella scelta gli studenti sono attratti dalle prospettive, guardando agli sbocchi occupazionali. "Il mio augurio agli studenti - ha sottolineato la preside Zaccheria - è che possano essere protagonisti del loro percorso di vita, impegnandosi nello studio per essere competitivi, per essere imprenditori di se stessi. Mi faccio interprete della disponibilità di tutto il personale della scuola a guidare i ragazzi in un percorso difficile ma sicuramente gratificante, rendendo la scuola un luogo attraente dove trascorrere non solo l'intera mattinata ma anche il pomeriggio".
Tra le novità importanti del nuovo anno scolastico, la realizzazione, con fondi del Por Calabria, di un moderno laboratorio di scienze degli alimenti per le analisi chimiche non solo per la scuola ma per l'intero territorio. Il "Renda" che si avvarrà quest'anno della professionalità del nuovo vice preside, Demetrio Laganà, è in primo piano come scuola di eccellenza, sul portale dei fondi strutturali europei, i fondi Pon come "esempio di buone pratiche", per aver utilizzo e speso nel migliore dei modi, al livello didattico, i fondi Pon.
L'Istituto continua a progettare nell'ambito dell'alternanza scuola-lavoro, sia in ambito regionale grazie a convenzioni stipulate con associazioni di categoria e ad intese nel settore ristorativo e dell'ospitalità alberghiera, ma anche nel resto d'Italia e all'estero. La scuola ha in programma di
LA DIRIGENTE PASQUALINA ZACCHERIA

partecipare ad eventi importanti: dal 14 al 23 ottobre, grazie ad una collaborazione permanente, una delegazione del Renda sarà a Perugia all'Eurochocolate; dal 29 ottobre al 1 novembre la scuola, insieme all'Amministrazione comunale di Polistena, parteciperà, a Mondovì, alla Fiera del tartufo. Continua inoltre il progetto di cooperazione internazionale Italia-Cina, con un invito ufficiale per uno scambio culturale con la Cina.
Anche quest'anno, in occasione del Carnevale di Venezia, gli studenti del "Renda" saranno ospiti della Marina Militare, dove cucineranno per le autorità. L'Istituto guidato dalla preside Zaccheria ha legato il proprio nome ad un'iniziativa ormai di successo come la gara internazionale della ristorazione ed expo scuola-lavoro, inserita, a pieno titolo e con merito, nel programma nazionale di valorizzazione delle eccellenze promosso dal Miur. Passiamo ora alle note dolenti. In attesa che la Provincia completi il nuovo polo scolastico che dovrebbe accogliere nel settembre 2012, la scuola sta soffrendo per una reale carenza di aule, in quanto i tre plessi (via Morabito, via Jerace e via Nenni) risultano insufficienti a contenere 795 alunni. Inoltre, rispetto allo scorso anno, la scuola ha due collaboratori scolastici in meno, sono 13 per ben 3 plessi. Infine, gli studenti dei paesi viciniori, a causa della drammatica situazione dei trasporti nella Piana, incontrano notevoli difficoltà.

ATTILIO SERGIO

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PITTORI E SCULTORI DI CALABRIA di ANTONIO TRIPODI




Antonio Tripodi, ingegnere per professione e ricercatore per passione, vicedirettore dell'archivio storico diocesano di Mileto, deputato di storia patria ed autore di diverse decine di pubblicazioni, recentemente ha dato alle stampe un'altra opera nata dalle sue pazienti ricerche d'archivio: "Pittori e scultori di Calabria" (Adhoc edizioni, per conto dell'Amministrazione provinciale di Vibo Valentia).
Dopo aver pubblicato approfondite e documentate ricerche sullo scultore Domenico Delorenzo, il "santaro" di Garopoli che a cavallo tra il XVIII e XIX secolo ha prodotto diverse decine di statue divenute patrimonio artistico di moltissime chiese calabresi, Antonio Tripodi ha fermato la sua attenzione su altri artisti, a torto, spesso considerati "minori" dalla grande critica.


Con la sua recente pubblicazione, infatti, consegna alla cultura regionale e all'attenzione degli studiosi e degli appassionati di arte sacra due famiglie di artisti, i Corrado di Dasà e i Valentino di Arena i cui componenti, nonostante nel corso degli ultimi due secoli abbiano "firmato" molte delle opere che ornano le chiese calabresi, senza il suo paziente lavoro di ricerca sarebbero rimasti completamente sconosciuti e sepolti sotto uno spesso velo di silenzio e di disattenzione. Tale velo è stato squarciato perché Tripodi ha ricostruito le due dinastie di artisti partendo dalla fine del XVIII secolo, quando quasi in contemporanea i due capostipite cominciarono ad operare nelle chiese dei paesi del vibonese.
Degli scultori Corrado - la cui dinastia artistica ha preso avvio alla fine del XVIII sec. da Nicola, (scultore ligneo e "pastoraro") figlio del notaio Pasquale - a testimoniare il loro raffinato gusto artistico, restano diversi dipinti e svariate statue.
Tra le altre ricordiamo la Madonna della Grazia (1839) a Stefanaconi, la Madonna di Portosalvo (1847) a Vibo, San Michele (1862) a Pizzo e San Francesco di Paola (1872) a Dasà.
Le quattro generazioni dei Valentino hanno operato soprattutto come decoratori e i loro "parati" erano abbastanza richiesti in tutta la regione.
Grazie alla loro bravura per diversi anni sono stati incaricati di addobbare con drappi colorati, contornati da galloni dorati e argentati e abbelliti con figure dipinte e festoni, il duomo di Reggio e la cattedrale di Mileto.
Dei Valentino - la cui dinastia ebbe inizio con Nicola (1784-1859) - restano soprattutto le scene della Passione, tutte di grande formato, dipinte su carta comune e poi incollata su carta da imballaggio.
Molte di queste scene, sono state esposte a Roma (nel 2004) alla mostra dedicata alle confraternite e successivamente a Palermo (2007) alla mostra "Italia 1866. Possesso e incanto. Libera chiesa in libero Stato", ove "l'incanto" era costituito dalla rappresentazione della "Deposizione di Gesù dalla croce", un'unica figura di circa 9 metri quadrati, che ha suscitato grande apprezzamenti e unanimi consensi critici. Grazie a queste esposizioni le opere dei Valentino sono state conosciute ed apprezzate dal grande pubblico. Anche questo per iniziativa di Antonio Tripodi a cui, adesso, deve essere riconosciuto il grande merito di aver ricostruito le due dinastie di artisti quasi completamente dimenticate e sconosciute alle nuove generazioni e di essere riuscito a censire (e catalogare) tutte le opere che dei Corrado e dei Valentino ancora esistono nelle varie chiese calabresi e - limitatamente ai dipinti - le tele che fanno parte di private collezioni e si trovano esposte nei salotti di alcune famiglie della provincia vibonese.
Il volume, scritto con linguaggio semplice - come si addice ad un'opera che si prefigge scopi divulgativi - è corredato di nitide foto (quasi tutte a colori) che documentano molte delle opere nate dall'estro creativo dei Corrodo e dei Valentino. Un'opera, questa ricerca attenta e minuziosa di Antonio Tripodi, che risulterà sicuramente preziosa a chi desidera studiare l'arte sacra in Calabria e quel mondo quasi sommerso di scultori e pittori che, pur vivendo in piccoli paesi di provincia e molto lontano dai cenacoli artistico-letterari, nei secoli passati hanno saputo procurarsi la incondizionata stima dei contemporanei e, oggi, la meritata attenzione della critica.

UMBERTO DI STILO


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A CURA DELLO STORICO AGOSTINO FORMICA


DOMENICO BARRECA, MUSICISTA E COMPOSITORE DI TERRANNOVA S.M.


Non è raro che piccoli paesi di provincia siano stati culla di artisti che pur avendo dato prova di spiccate doti creative ed avendo avuto il meritato successo durante la loro attività, siano del tutto dimenticati (se non completamente sconosciuti) dalle nuove generazioni.
Sarebbe stato così anche per Domenico Barreca, musicista insigne di Terranova Sappo Minulio, vissuto tra la seconda metà dell'ottocento ed i primi decenni del novecento, se lo storico Agostino Formica, non gli avesse dedicato una ricca monografia, frutto di minuziose e pazienti ricerche in decine e decine di archivi pubblici e privati: "Domenico Barreca, storia di un musicista" (L'Alba editrice, Maropati).


La carriera artistica del musicista di Terranova è ben riassunta nel sottotitolo del volume: "dalla Calabria al 21° reggimento fanteria e alla direzione del Corpo musicale civico di Catania".
Una carriera costellata di soddisfazioni che Formica ricostruisce fedelmente da quando il futuro compositore e direttore di banda - di appena nove anni - si accosta all'apprendimento della musica, all'interno del "Reale Orfanotrofio Provinciale della Prima Calabria Ulteriore" di Reggio Calabria (all'epoca vera fucina di musicisti) fino ai trionfi di Catania e ai successi ottenuti con le diverse composizioni pubblicate dal principe degli editori musicali: il milanese Ricordi. Ma Formica va oltre.
Non si limita, infatti, a ricostruire la vita ed i successi del maestro Barreca, ma con documenti di prima mano disegna la società borghese che a metà ottocento operava a Terranova così come riesce lucido nella ricostruzione dei vari ambienti musicali nei quali ha operato il maestro.
Il merito di Formica, infatti, non è solo quello di aver avuto la certosina pazienza di comporre il difficile mosaico della vita artistica di Barreca, seguendo passo passo le sue tappe professionali da quando ad Alessandria assume il ruolo di "capo musica" (1879) fino ai trionfi di Catania, ma è soprattutto quello di aver inserito e inquadrato il direttore di banda ed il compositore nei vari ambienti umani, culturali ed artistici in cui, di volta in volta, si è trovato ad operare. E se da una parte vien fuori il carattere fiero e battagliero del maestro, dall'altra si intravedono gli ambigui atteggiamenti di chi non sa frenare l'invidia: viscido sentimento che caratterizza l'ambiente musicale catanese quando il maestro Barreca, lasciata la direzione della banda militare, viene assunto come direttore della locale "civica".
Catania per il maestro calabrese, dopo tanto peregrinare per l'Italia, rappresenta l'agognato approdo stabile al sud, in un ambiente culturalmente ed artisticamente elevato e, per di più, vicino alla sua regione d'origine.


E in quella Catania in cui era assai vivo il mito di Bellini e dove intellettuali di primissimo piano (G. Verga, L. Capuana, F. De Roberto, M. Rapisardi, tanto per citare i più prestigiosi) erano precisi punti di riferimento per la collettività, Barreca non ha voluto essere da meno. Anzi, il mito belliniano e la smisurata voglia di non sfigurare sono stati la molla propulsiva che ha fatto moltiplicare l'impegno di Barreca che si è buttato a capofitto nel lavoro. E le soddisfazioni non tardarono ad arrivare. Anzi furono copiose in tutti i 27 anni che sarà direttore della "civica" tanto che tra Catania e il maestro calabrese (che elegge la città etnea come patria di adozione) si instaura un rapporto simbiotico forte, sincero e duraturo.
Se, come Agostino Formica scrive nell'ultima pagina del volume, la sua "lunga cavalcata a ritroso nel passato" voleva far "rinascere nella memoria e nel cuore" le grandi dote umane ed artistiche del misconosciuto maestro e musicista di Terranova, non abbiamo difficoltà ad affermare che il suo meritorio scopo è stato ampiamente raggiunto. E da calabresi legati alle nostre radici culturali dobbiamo riconoscergli il merito di aver consegnato alla storia di Terranova Sappo Minulio e, soprattutto, alla cultura regionale la figura di un direttore di banda e compositore che fa onore non solo alla Calabria ma all'intera tradizione musicale italiana.

UMBERTO DI STILO



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SEMPRE MOLTO INTERESSE PER L'OPERA LETTERARIA DI FORTUNATO SEMINARA


Merita attenzione il rinnovato interesse che in quest'ultimo periodo si registra attorno all'opera ed alla vita dello scrittore Fortunato Seminara. Nel mondo culturale calabrese (e non solo in esso), infatti, si segnala un fiorire di studi che contribuiscono notevolmente non solo a divulgare la tematica seminariana ma, soprattutto, a delineare sempre più compiutamente la dimensione umana dello scrittore. A questi traguardi si è arrivati principalmente a seguito del lavoro che con intelligenza e caparbio impegno (pur disponendo di scarsissime risorse finanziarie) da anni sta portando avanti la "Fondazione" che nel nome dello scrittore opera a Maropati, ma anche a seguito dei saggi che negli ultimi anni affermati critici e giovani studiosi hanno dedicato alla vita e alla narrativa dello scrittore calabrese.
A queste opere tra qualche mese si aggiungerà la biografia di Fortunato Seminara curata da Erik Pesenti, professore ordinario di letteratura italiana presso l'Università dell'Alta Alsazia (Mulhouse - Francia) che dopo aver trascorso diversi periodi a Maropati per studiare "sul campo" quanto è custodito negli archivi della "Fondazione", ha già curato la pubblicazione dei "Diari" dello scrittore (Pellegrini Editore, 2009). La particolareggiata biografia in corso di stampa, servirà a dare un'immagine veritiera del "modus vivendi" di Fortunato Seminara e a delineare la sua figura di uomo che aveva scelto di vivere nel piccolo paese di origine, e più precisamente nella sua casa di campagna posta sul pianoro di Pescàno, per essere sempre vicino al mondo contadino del quale è stato fedele interprete, strenuo difensore e autorevole delicato cantore. Dell'indole dello scrittore e, soprattutto, dei suoi rapporti con gli editori, un quadro preciso è già emerso dall'acuta analisi fatta da Monica Lanzillotta nel volume in cui prende in esame il "Carteggio einaudiano". Successivamente la personalità ed il carattere di Seminara, con i suoi altalenanti umori e con i suoi diversi interessi, sono emersi ancora più chiaramente dai "Diari". Adesso, seguendo le riflessioni e gli appunti lasciati dallo scrittore su quaderni scolastici o su fogli sparsi, Erik Pesenti ha ricostruito una biografia che costituirà il documento più importante dal quale partire per tracciare compiutamente non solo la vita e l'opera dello scrittore di Maropati ma anche le sue amicizie, le sue frequentazioni e la sua condizione umana. La biografia che, com'è facile prevedere, susciterà interesse tra gli studiosi di letteratura calabrese, segue di alcuni mesi i due volumi curati dal giovane critico Antonio
LO SCRITTORE FORTUNATO SEMINARA
D'Elia (professore all'Unical): "Fortunato Seminara e Antonio Piromalli", amicizia letteraria e impegno civile, con lettere inedite dal 1939 al 1981, (Pellegrini, Cosenza) e "Scritti critici su Fortunato Seminara, dalle Baracche a Terra amara" (edizioni del Fondo Antonio Piromalli, Roma). Col primo volume il giovane studioso cosentino, dimostrando di saper leggere oltre le parole e di far emergere la realtà attraverso l'attento esame di un voluminoso epistolario, apre spiragli fin'adesso totalmente inesplorati sui rapporti e sull'amicizia letteraria dei due illustri figli di Maropati. Antonio D'Elia, infatti, ricostruisce il "dialogo" letterario ed umano che i due letterati hanno mantenuto per oltre quarant'anni nel corso dei quali insieme ai temi inerenti il mondo letterario non è raro il caso in cui si scambino consigli o pareri sulla situazione socioeconomica della Calabria e del loro microcosmo maropatese o si rimproverino per scelte o iniziative politiche non condivise. Questo dialogo a distanza oltre ad essere documentato dalle lettere è "vivificato" dagli scritti pubblici nei quali il critico affronta la tematica narrativa dello scrittore. Tali scritti, ordinati cronologicamente dallo stesso D'Elia, sono stati raccolti, ordinati, commentati e ripubblicati nel volume "Scritti critici su Fortunato Seminara", dalle Baracche a Terra amara, e coprono un arco temporale di 65 anni, vale a dire dall' "annuncio" critico della imminente pubblicazione di Baracche, primo romanzo di Seminara (edito nel 1941) fino al corposo saggio introduttivo di "Terra amara", opera, pubblicata postuma nel 2005, quando sia lo scrittore che il critico erano già passati a miglior vita e con la quale Seminara ha inteso concludere la "trilogia contadina" (Le baracche, La masserie, Terra amara).

UMBERTO DI STILO
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