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SPECIALE PITTURA



(autoritratto 1999-carboncino)


CESARE LA RUFFA, pittore polistenese






Un autorevole rappresentante del mondo artistico polistenese, vivente, è, senza dubbio, Cesare La Ruffa.
Forse Polistena lo ha dimenticato, perché ha lasciato la sua terra appena diciottenne, inseguendo i sogni e le speranze di un giovane desideroso di raggiungere il proprio traguardo, specie se tale traguardo si identificava nell’arte e se le basi erano promettenti.

Ammirando il pregevole dipinto “S.Francesco da Paola”, eseguito a sedici anni, direi che le basi c’erano e le speranze non potevano deluderlo.
Ma a Roma non mancarono le difficoltà per Cesare La Ruffa:lo studio, l’inserimento negli ambienti artistici consoni alle proprie tendenze, il bisogno, come tutti gli artisti alle prime armi, del guadagno necessario per l’acquisto di attrezzi di lavoro e per il vivere quotidiano.

Il giovane La Ruffa approda nello studio di Marino Tigani e, su interessamento di Giuseppe Prenestino, s’inserisce nello studio del maestro Vincenzo Jerace, che lo prende sotto le sue cure, aiutandolo, riconoscendo nel giovane “Cesarino”, virtù e tendenze artistiche apprezzabili.
Sono in possesso di alcune corrispondenze epistolari tra il maestro Jerace e Cesare La Ruffa, nelle quali si rileva il costante interessamento del maestro nei confronti dell’allievo “Cesarino”.


“Caro Cesarino- scrive il maestro in data 5.2.1942- mi hai sempre ripetuto che per amore dell’arte eri disposto ad affrontare qualsiasi sacrificio. Oggi hai avuto la ventura di trovare un posto molto meglio di un venditore di libri dipingendo degnamente e proficuamente vasi. Devi dunque ringraziare Iddio se con questa temporanea occupazione tu possa presto riuscire a procurarti i mezzi necessari a procurarti l’occorrente che ti mancava e che neppure la tua modesta famiglia non poteva darti a svolgere i difficili e costosi studi della tua carriera!


Il S. Francesco dipinto nel 1940

Dunque più che tristezza devi prendere questo temporaneo sacrificio con grande grandissima gioia perché ti procura i mezzi a volgere con sollecitudine la tua bella vocazione artistica non solo facendo nella mia scuola busti e studi pittorici anche se la passione non ti viene meno dei quadri e delle statue. In alto il cuore e la mente con animo gagliardo e coraggioso come dev’essere un degno figlio della granitica Calabria ed un fervente allievo del tuo maestro V.Jerace”. Ed ancora: Nella cartolina pubblicata, il maestro Jerace comunica la morte del sig.G.Prenestino...il tuo benefico protettore che ti raccomandò a me. L’eloquente lezione di vita imposta dal Jerace al giovane La Ruffa, ha prodotto certamente i suoi frutti e ritengo che il successo raggiunto sia dovuto, appunto, alla benevolenza , alla saggezza, ai consigli, all’insegnamento profusi dal maestro Jerace..
Oggi Cesare La Ruffa vive alle porte di Roma, con uno studio avviato anche a Stoccolma.
Predilige nei suoi lavori la paesaggistica, ricercato come valente ritrattista, si è imposto nei soggetti a carattere religioso.








Il dipinto di C. La Ruffa, datato 1940 e raffigurante il Cristo, è stato scoperto recentemente in una abitazione
di Polistena a cura del nostro Stellario Belnava che ne ha curato la ripresa fotografica.




RUSCELLO (collezione privata)



NUDO - pastello




Ha scritto di lui Mauro Bonucci a proposito del dipinto “LA MESSA”-esposto alla Mostra Nazionale d’Arte Sacra Contemporanea di Bologna-: “Con tale opera il giovane polistenese spezza finalmente e definitivamente la rigidità della sua tradizione tematica per assurgere, nella complessità della composizione, ad una atmosfera nuova, corale”.
Ritengo utile e doveroso, a questo punto, proseguire con uno scritto del critico Oronzo Giordano che puntualizza l’opera di Cesare La Ruffa: “Le opere di Cesare La Ruffa hanno quella virtù comunicativa e d’attrazione estranea agl’infantilismi e agli pseudo-primitivismi, ed hanno origine dall’evidente serietà di lavoro, dall’onestà d’intenti, dal bisogno veramente spirituale dell’anima ansiosa di dirci, attraverso le espressioni artistiche, qualcosa che vada al di là della linea, dei puntini, del colore e dei grovigli di segmenti.
Quelle tavolozze ignorate che non ci abbarbagliano con strani miscugli caleidoscopici, quei pennelli docili e irrequieti ad un tempo mossi sempre dall’intelligenza e dalla passione e non dall’ozio, quella spatola che in gesti rapidi ed efficaci fissa stati d’animo sinceri e sottolinea idee chiare, rivelano qualcosa di serio , di umano, di duraturo perché sono semplicemente Arte.
Questo abbiamo visto e sentito quando siamo andati a trovare un artista calabrese, Cesare La Ruffa, che da anni s’è dedicato alla pittura con lo zelo della vocazione e con spontaneità d’istinto.
Un’analisi approfondita del contenuto formale della pittura di Cesare La Ruffa non è ancora possibile, né toccherebbe a noi farla. Ma è altrettanto utile e doveroso soffermarsi sui suoi lavori pieni d’impegno e fecondi di promesse. I diversi viaggi all’estero, le varie Mostre personali e i molti consensi già assicuratisi lo impongono ormai all’attenzione del pubblico e della critica.
Pur non ignorando, anzi avvertendo il travaglio in cui si contorce l’arte contemporanea, piena di esasperate promesse e di disordinati tentativi innovatori, che così spesso ci lasciano perplessi e dubbiosi, La Ruffa è rimasto fedele a se stesso prima, alla buona tradizione artistica dopo. E però sa dirci la sua parola, sa esprimere i suoi pensieri con spiccata personalità, inserendosi a mano a mano e quasi connaturandosi a quel filone d’oro che forma la vitalità perenne dell’arte particolarmente italiana.
Sin dalle prime opere abbiamo visto concretarsi in lui quel linguaggio figurativo basato sul contrappunto del chiaroscuro, per cui i rapporti tonali sono equilibrati da una sensibilità spaziale intima e raccolta. Un dolce sentimento di realtà morale, di patetica contemplazione, più che una semplice percezione sensoriale, vibra nell’impostazione cromatica. C’è un accostamento all’impressionismo in quel non perdersi mai in digressioni coloristiche e decorative o in compiaciuti virtuosismi per non lasciarsi sfuggire il motivo centrale del quadro. Preferisce i toni in minore, ovattati di penombre, e sa amare la luce. La gioia del colore-luce, che accorda il fondo con le figure, è evidente nell’artista, il quale, da meridionale e da mediterraneo, sente la poesia luminosa del paesaggio, poesia che tocca spesso spazi e ritmi classici.
Anche il soggetto sacro sa trattare con forte sentimento e con sincerità.”S.Francesco di Paola”, “S.Caterina da Siena”, “S.Chiara”, “Il Crocifisso” documentano convincentemente questa particolare predisposizione del La Ruffa. Il quale ignorando l’ozio e le smanie pubblicitarie, nel silenzio raccolto del suo studio, continua nel suo lavoro modesto e tenace, cercando di affinare sempre più la visione ideale del bello nell’armonia dei propri sentimenti con i mezzi più consoni all’espressione artistica compiuta e sincera”.



MERCATO (collezione privata)




In apertura di commento, scrissi che Polistena ha dimenticato Cesare La Ruffa, ma posso affermare che l’amico Cesare non ha dimenticato la sua terra e le sue tradizioni artistiche e culturali. Il suo rammarico è stato, e, lo è tuttora, di non aver potuto raggiungere la sua terra ogni qualvolta lo desiderava, nel ricordo dei suoi maestri Tigani e Jerace e nel pensiero devoto verso Giuseppe Prenestino. E’ il travaglio di coloro i quali, allontanatisi giovanissimi dalla propria terra, non riescono a riconciliarsi con essa se non a maturazione avvenuta e, quando, il successo è assicurato.
C’è un impegno preciso di Cesare La Ruffa che gli fa onore e lo assolve:.....e spero poterti stringere la mano con un affettuoso abbraccio durante la Pasqua del 2002, che per me sarà l’ultima visita alla mia terra natia”.


(da “Polistena ieri e oggi” di Ferdinando Sergio)





RITORNO A POLISTENA



Cesare La Ruffa non ha mantenuto l’impegno, come sopra detto, di essere a Polistena per la Pasqua del 2002, ma, con sorpresa,
è ritornato a Polistena in questi giorni, insieme alla moglie, a respirare l’aria natìa, ad immergersi nei ricordi giovanili, a scrutare nella sua terra tutto ciò che gli è mancato durante i lunghissimi anni trascorsi lontano.
Il suo soggiorno polistenese, anche se breve, ha suscitato emozioni, perché ha voluto dimostrare tutto il suo affetto verso la terra che lo vide nascere e cresciuto, donando al Comune di Polistena per il Museo Civico, il quadro che riproduciamo in questa pagina, frutto del suo lavoro, dei suoi sacrifici giovanili e del successo ottenuto durante la sua carriera.
E’ stata una forte emozione anche per noi che, dopo un lunghissimo periodo , abbiamo avuto l’immensa gioia di riabbracciarlo.

Grazie, Cesarino!



Nella foto Cesare La Ruffa(a sinistra) in compagnia di Giovanni Russo, direttore del Museo Civico e
Biblioteca Comunale, durante il suo soggiorno polistenese.





Il dipinto di Cesare La Ruffa, dal titolo "Capodimonte", donato al Comune di Polistena






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GALLERIA




GIUSEPPE PESA(1928/2000) " MIA SORELLA TINA"



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