PITTORI POLISTENESI ALLA RIBALTA
L’ARTE PITTORICA DI LUCIANO TIGANI NEL GIUDIZIO DEL CRITICO D’ARTE ANDREA DIPRE’
Con l'idea del moderno si è rinunciato ad essere esigenti e non si distinguono più i valori della qualità. Ma a me è rimasta una reazione spontanea: nessuna ideologia, nessun pregiudizio mi vela lo sguardo, mi impedisce di parlare. Per questo voglio ora riferire di Luciano Tigani. Di persona, come nelle sue opere, questo sensibilissimo artista mostra di non aver mai dubitato del carattere autentico della pittura. Egli non è affatto polemico contro il Modernismo e le post-avanguardie perchè non si pone neppure il problema della loro esistenza, non ha dubbi sul fatto che ci sia un solo modo di fare pittura. Per lui la pittura non ha tendenza, è un linguaggio che consente di esprimere affetti, emozioni, pensieri. Solitario di fronte alla natura, Tigani di Polistena rispecchia nelle sue vedute paniche una condizione interiore. L'appartenente oggettività della visione, immobile, l'esecuzione impeccabile, sono fattori che richiedono riflessione, che ci fanno, pur lentamente e coscientemente, entrare nel suo cuore. I paesaggi sono stati d'animo. Luciano Tigani sa che la sua funzione in questo mondo è di essere una creatura veggente e vibrante, uno strumento così tenero e così sensitivo, che nessuna ombra, nessun colore, nessuna linea, nessuna espressione evanescente e fuggitiva degli oggetti visibili che gli stanno attorno, nessuna emozione che essi sappiano comunicare allo spirito che gli è stato dato, possa essere dimenticata o sbiadita nel libro della memoria. Sa che il suo compito non è di pensare, di giudicare, di argomentare e di conoscere. Nessuna di queste cose è fatta per lui, la sua vita non ha che due scopi: vedere e sentire. Non c'è dunque animazione nelle vedute di Tigani, la vita è nelle sue immagini come un'essenza remota. Anche parlare di "vedute" è improprio. Nei suoi lavori manca infatti la sensazione di cosa descritta sul momento perchè egli sente l'infinità della natura e cattura immagini di una composta desolazione che non sembrano più nemmeno ricordare la presenza dell'uomo. La sua è una dichiarazione di guerra contro il tempo: i suoi miracoli del visibile escono dall'ombra, sono forme che crescono dall'indistinto. L'arte è memoria e la bellezza è incorruttibile, è un'apparizione, un lampo nel buio. Tutto sale nella sfera privilegiata dell'arte di Tigani che purifica le scorie dell'apparenza in favore di una durevole e incorruttibile sostanza senza che ci sia il minimo compiacimento concettuale perchè in lui è sempre lo spirito della composizione che prevale anche quando la pittura si ribalta tutta in superficie, attraverso uniformi campiture di colore, libere di ogni aspirazione mimetica. Tanto può lo stupore dell'arte, a tanto può spingersi la pratica sublime della pittura di Tigani che, per questa ambiziosa via di verità, intraprende un viaggio d'infinita seduzione proprio per le zone più occulte della sensibilità, nella caccia pionieristica ed intrepida a misteri che, cercando, fatalmente si trovano. L'artista sembra registrare quasi passivamente le sensazioni più immediate delle proprie folgorazioni luminose; ma l'istinto è subito riportato all'ordine della forma, che è un riflesso dell'ordine della mente. All'arte egli da soddisfazione: sa che c'è un punto di equilibrio tra epos e lirica, tra capacità di raccontare e emozione interiore. Così, con estrema naturalezza ed impiegando tesori di elevatissimo talento, Luciano Tigani ha toccato quel punto, riuscendo a sognare il reale dentro la materia della pittura.
Andrea Diprè
RIFLESSI

CAMPO DI GRANO
CAMPAGNA FIORITA
CAMIGLIATELLO
CASOLARE
BARCHE ALLA MARINELLA
CAMPAGNA INEVATA
LUCIANO TIGANI RISIEDE A POLISTENA
CON SITO www.lucianotigani.net
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IL PITTORE ANTONIO CERRA, PALMESE DI ADOZIONE
Antonio Cerra è nato a Lamezia Terme il 1943.
Trascorre l’infanzia e la giovinezza a Palmi e non potendo frequentare scuole ad indirizzo artistico è costretto a studiare ragioneria diplomandosi nel 1963.
Successivamente si iscriverà alla Università di Messina nella Facoltà di Economia e Commercio. Fin dall’adolescenza, avendo attitudine al disegno, frequenta lo studio dello zio Felice Cerra, pittore e decoratore, presso il quale affina tale predisposizione e riceve lezioni di pittura, applicandosi nell’esecuzione di copie di grandi Maestri.
A Palmi allestisce con successo di critica e pubblico Mostre Personali e partecipa a Collettive collaborando anche ad importanti iniziative del Comune e della Pro-Loco per la realizzazione di eventi culturali.
Frequenta lo studio del pittore Andrea Cicala con il quale condivide la passione per la musica e riceve lezioni di intaglio su legno dallo scultore Giuseppe Cotugno.
Nel 1969 consegue a Roma il diploma di disegnatore: esegue delle scenografie, realizza illustrazioni e si specializza nel disegno botanico e naturalista.
Nel 1970 si trasferisce definitivamente a Firenze e lavora come disegnatore presso l’Istituto Geografico Militare.
Grazie alla mediazione del pittore carmelitano Padre Angelico Spinillo stringe amicizia con il Maestro Pietro Annigoni (impegnato negli Affreschi presso il Convento di San Marco a Firenze) di cui frequenta lo studio, ricevendo lezioni di disegno e traendo suggerimenti e consigli sull’applicazione di antiche tecniche pittoriche.
Dal 2002 al 2005 frequenta numerosi corsi che arricchiscono la già ampia formazione artistica:
Frequenta la scuola della “ Bottega del bonfresco” diretta dai pittori Massimo Callossi, Luigi Falai e Mario Passavanti, segue corsi di incisione della Scuola Internazionale di Grafica “ Il Bisonte” sotto la guida del prof. Manuel Ortega.
Ha partecipato a numerose collettive in Italia e all’estero allestendo mostre personali in svariate città, conseguendo significativi riconoscimenti e premi di rilievo.
Esperto conoscitore di tecniche, si dedica con profusione al disegno e al pastello; spazia dalla grafica incisoria (vasta è l’opera di acquafortista) alla pittura ad olio su tela e su tavola; pratica l’affresco e lo strappo d’affresco, realizza vetrate e da anni realizza importanti opere monumentali su commissione d’arte sacra.
Ha realizzato le seguente opere:
- Chiesa San Lorenzo di Ponte a Greve-Firenze: Deposizione (olio su tavola), San Francesco (olio su tavola, San Giovanni Battista (lio su tavola), Padre Pio (olio su tavola) , Crocifisso (disegno a carboncino), Natività (tempera su tela), Eucarestia (pastello su cartone );
- Curia Arcivescovile di Firenze: Crocifisso (tecnica mista su tavola), ritratto di Papa Giovanni Paolo II (disegno a sanguigna su carta);
- Santuario di Santa Maria Goretti – Corinaldo (Ancona): Santa Maria Goretti (tempera all’uovo su tavola);
- Chiesa del SS.Crocifisso – Palmi (Reggio Calabria) : Annunciazione (olio su tela);
- Chiesa di Carinola – Caserta : Assunta (olio su tela);
- Chiesa Madre San Nicola di Mira – Trebisacce (Cosenza): quattro vetrate artistiche per l’altare maggiore (Addolorata, S.Giovanni Evangelista, Angeli), sei vetrate che rappresentano i sacramenti, studi, disegni e bozzetti per le vetrate – “SS. Trinità” (olio su tavola);
- Comune di Scandicci – San Zanobi (pastello su cartone):
- Casa della cultura di Varazze (Savona) – ritratto di Francesco Cilea (sanguigna, grafite, incisione);
- Comune di Firenze – Tabernacolo (tempera murale);
Ha eseguito numerosi ritratti, tra cui quello del poeta Mario Luzi, dell’attore Roberto Benigni (pubblicati dal critico e direttore artistico della Galleria comunale d’arte moderna e contemporanea di Arezzo, Giovanni Faccenda, sulla rivista “Firenze Noi”, quello del pittore Pietro Annigoni, del pittore Dino Migliorini, del Presidente del Senato Senatore Lamberto Dini.
Ha inoltre completato una serie di acquerelli sulle città italiane e sui paesaggi toscani.
RAGAZZA CHE STUDIA RITRATTO DI BIMBO
visita anche il sito www.antoniocerra.it
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ANTONIO CERRA: PITTORE e GRAFICO di Gabriella Incerpi
Viene spontaneo, a chi guardi l’opera grafica e pittorica di Antonio Cerra, ammirarne innanzitutto le grandi capacità disegnative e la perizia con la quale padroneggia tecniche artistiche di antica tradizione: dalla tempera all’uovo all’affresco, dalla morbida incisione a cera molle alla sottile esattezza della grafite. Una capacità di resa della realtà nitida e dettagliata, degna dei maestri del passato.
Il percorso che lo ha portato a tali livelli esecutivi ed espressivi è semplificato dalle opere qui presentate, che mi sembra contengano, pur nella loro diversità, una cifra stilistica comune.
Frutto degli studi giovanili a Palmi, la “Ragazza che legge”, olio del 1967, mostra già buona padronanza della forma mentre una resa pittorica quasi impressionistica ne esalta la luminosità solare, con una particolare attenzione al riverbero filtrato della penombra.
Una analoga ricerca delle trasparenze della luce è presente in “Bugie”, disegno del 1986. Ma nel corso di un ventennio l’esperienza romana, il trasferimento a Firenze e soprattutto l’amicizia con Pietro Annigoni, hanno portato ad Antonio Cerra una sicura conoscenza del disegno ed una esattezza nella resa del reale che si esalta, nel bianco e nero, attraverso l’accostamento fra il nitore delle parti eseguite a grafite ed i più contrasti effetti del carboncino.
Caratteristiche che troviamo in “Gallo” ed altri studi dello stesso periodo, memori forse della specializzazione in disegno naturalista e nella resa pittorica sapientemente controllata ed essenziale di “Arance”olio del 1984. Mentre in “Marina di Palmi”, del 2005, i colori del sud acquistano il levigato splendore delle antiche tempere toscane.
Negli anni seguenti l’artista prosegue con passione le sue ricerche sui mezzi espressivi e sperimenta nuove tecniche: l’affresco che richiede una realizzazione sicura e veloce, l’incisione il cui tratto si sgrana nella cera molle.
In “Contemplazione”,che riprende nel 2004 a sanguigna e brace il tema di “Bugie”,il segno è ormai sapientemente sciolto e contrastato e rende la penombra più inquieta.
Una sicurezza ed una libertà espressiva pienamente espressa nella bella serie di teste, ancora a sanguigna, di questi ultimi anni, da “Gitana” a “Dino” e nei ritratti per i quali è giustamente noto, dove l’acuta osservazione dei tratti individuali si accompagna ad un rigore formale che rimanda alla migliore tradizione figurativa italiana.
Il predominante interesse per la figura è d’altronde confermato dalla copiosa ed impegnativa produzione di opere a soggetto sacro, dalle pale d’altare alle vetrate istoriate, che evidenziano ancora una volta le sue capacità disegnative ed un sicuro senso compositivo, anche nelle grandi dimensioni. Una menzione meritano infine i soggetti floreali, dal botanico “Iris” all’affresco “Fiori di campo” con i suoi fiammeggianti papaveri e le recenti nature morte a pastelli, in cui con straordinario equilibrio e padronanza del mezzo tecnico vengono resi cromatismo e forma di oggetti quotidiani ed elementi naturali, luminosi riflessi e lievi ombre portate.
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CARMELO TROPEA ESPONE A PALMI
E’ nato e vive a Polistena.
Da sempre attratto dall’arte, ha frequentato le botteghe dei maestri, dai quali trae spunto per la sua opera.
Artista poliedrico, utilizza come mezzi espressivi la pittura “olio su tela”, la cartapesta e l’argilla; la sua formazione è autodidatta.
Attualmente espone a Palmi, nei locali della “Pro Loco”, con una mostra dal titolo “I Giganti a cavallo, le opere di cartapesta e le tele/olio”,organizzata dal Consorzio di Pro Loco “Costa Viola” e l’Associazione Turistica Pro Loco di Palmi, con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria e la collaborazione del Comune di Palmi.
IN MARGINE
L’opera di Carmelo Tropea, nella sua variegata articolazione, si presenta come espressione di un’instancabile ricerca, avente come meta la rappresentazione d’incontaminate costellazioni costruttive.
Sia che adoperi la cartapesta, mediante i moduli appresi dalla sua diretta partecipazione alle costruzioni della superba tradizione leccese in materia, sia che, di più e più intensamente, si esprima attraverso la pittura, mai dimentico degli itinerari della nobile tradizione napoletana, da lui rilevati dagli assidui contatti con la produzione del grande Giuseppe Pesa, il nostro non finisce mai di suscitare ammirazione e consenso.
Allorché egli s’impegna a rappresentare esteticamente il reale mediante il parto della sua inesauribile fantasia, allora è tutto un universo d’immagini che prende forma, sempre concretamente riportato ad un endogeno e connaturato marchio culturale: dagli eccezionali “Presepi”, di cui alcune statuine fanno spicco nel Museo Comunale della Città di Palmi (opportunamente sistemate accanto a quelle ottocentesche uscite dalle mani del polistenese Francesco Morani), ed altre che costituiscono l’orgoglio di varie collezioni private, ai “Sette Nani”, alle multiformi figure, di gusto eminentemente apotropaico, cosi ricercate e fatte sfilare per le vie cittadine in occasione del Carnevale, alla rassegna tipologica di personaggi del corredo mitologico indigeno. Mediante tale complessa di spiegazione estetica, Tropea assembla ironia e pietas, paradossalità costruttiva e compiutezza stilistica, per cui i prodotti via usciti dalle sue magiche mani stanno a connotare l’adesione dell’artista ad una secolare civiltà purtroppo in via di estensione. Un discorso a parte richiede la sua pittura, estrinsecantesi preferibilmente nel paesaggio mediterraneo dall’ampio respiro, colto sempre nel tripudio di sconvolgenti fenomenologie solari, il cui pronunciato riverbero da’ luogo alle incredibili gradazioni del verde, così tipico della campagna calabra e che Tropea sa rappresentare sulla tela con abilissimo impasto cromatico.
Basterebbe solo questo a fare di lui un autentico artista del pennello, dato ed assodato che la rappresentazione pittorica del verde costituisce, in effetti, un vero e proprio banco di prova per chi si cimenta nella trasposizione di tale elemento naturale sulla tela. Ma il nostro può vantare altro a suo favore, rilevabile in tutte le opere paesaggistiche. Egli possiede, infatti, altre due abilità che ne completano la caratura, e cioè la poderosa coerenza segnica e l’assoluta padronanza della prospettiva, facoltà entrambe da rimandare ad una peregrina conoscenza del disegno e delle fondamentali regole che lo connotano, per cui, una volta esso realizzato sulla tela mediante rapidi tocchi di carboncino, offrono all’artista il proficuo terreno su cui riversare la piena delle proprie intenzionalità cromatiche. In un tale contesto vanno viste e valutate anche le sue prodigiose “Nature Morte”, le quali non costituiscono una mera rappresentazione dell’oggettività ritratta, quanto piuttosto una provocante combinazione di espressione formale e complessità cromatica, la quale rimanda più che ad una sterile analogia del prodotto rispetto alle cose ritratte, ad una vera e propria occasione utilizzata sapientemente dal Nostro per rivelare i suoi stati d’animo, sempre sintonici rispetto alla più generale concezione della vita e del destino dell’uomo.
Un artista, quindi, vero e poliedrico, dal quale si attende l’offerta di sempre più conducenti contributi nei settori da lui praticati, e, conseguentemente, quelle occasioni utili alla catartica elevazione degli spiriti che solo le autentiche opere d’arte sono in grado di provocare.
VINCENZO FUSCO
I GIGANTI DI CARTAPESTA
I NANI
DOTTO
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E’ nato a Polistena, dove vive e opera. E’ un naturalista per eccellenza e in un’epoca in cui la natura viene così duramente attaccata e violentata dall’uomo, la pittura dell’artista di Polistena al di la’ dei suoi contenuti prettamente artistici, che sono rilevanti, racchiude un messaggio ecologico di grande attualita’ perche’ e’ un invito all’umanita’ a voler riscoprire la natura e ad amarla. Borghi e casolari di campagna, il corso di un ruscello, il vecchio focolare, le aie, gli uccelli, ma soprattutto i fiori e i frutti della terra,sono i soggetti prediletti da Carmelo Tropea che li ritrae con un taglio decisamente classicheggiante, ma con una tecnica ed un’impostazione cromatica del tutto personali. Quello che piu’ colpisce nelle tele di Tropea e’ l’uso corretto del colore, l’intensita’ della luce, l’alone magico di cui sono invase tutte le tele. Chi si accosta alla produzione pittorica di Tropea si sente attratto dalle sue opere che esaltano la bellezza del creato ed evidenziano la sensibilita’ dell’artista verso una natura che se salvaguardata, puo’ ancora dare all’uomo le sue infinite potenzialita’.
MARIO SERGIO
CIPOLLE - OLIO SU TELA
ZIMBATO'- OLIO SU TELA
L'ORO DI CALABRIA- OLIO SU TELA
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